Canalizzazione e spiriti ingannatori


Canalizzazione è un termine coniato nei primi anni 90 del 1900, deriva dall’inglese Channeling e definisce la pratica di richiamare a se spiriti o maestri o guide illuminate per ricevere istruzione in merito ai problemi della vita. In realtà nonostante il termine sia moderno, il channeling è una pratica antichissima, nel 800 si chiamava medianicità e si focalizzava sul richiamare i defunti ma anche altre forme di spiriti. Nel mondo antico classico si chiamava semplicemente Ispirazione ed era l’atto di richiamare in se la voce degli Dei.

La differenza fondamentale con ciò che veniva fatto nell’antichità è il pervasivo senso di sacralità che i nostri progenitori possedevano in se come un valore imprescindibile e che nulla ha in comune con ciò che oggi viene fatto. Gli occidentali sono persone che fondamentalmente non credono – per motivi di paure e abitudini inconsce – che richiamare qualcosa come uno spirito o altro sia sano o sia reale. Il senso con cui viene fatto è profondamente diverso così come lo è la preparazione, ne consegue una profonda differenza nei risultati.

Alcuni canalizzatori riportano messaggi di amore, di pace, di speranza. Altri canalizzatori riportano profezie. Altri ancora riportano informazioni sulla vita e sulle malattie. Ma.. quanti di questi hanno attinenza con la realtà? Quanti di questi si limitano a chiudere gli occhi e dire le prime cose che gli vengono in mente? Quanti di questi sono sintonizzati sulla loro pancia o sui loro desideri e quanti perdono se stessi nel tentativo di raggiungere un dio lontano e inarrivabile? Quante persone deboli richiamano la guida di fantomatici maestri, e creano essi stessi la massa psichica di quei maestri, i quali sono espressione del loro inconscio e poco sanno a parte tenere quelle persone bloccate nelle proprie paure, progredendo lentamente e acquisendo piccoli grani di intelligenza tanto più vengono alimentati? Quanti poi anche se dotati di preparazione si agganciano a forme pensiero nell’inconscio collettivo come quelle delle religioni, e credono di vedere eventi storici, ma ciò che parla loro e gli mostra immagini è solo una massa di pensiero che ha preso vita creata e alimentata dagli esseri umani senza reale collegamento con la realtà storica? Quanti ancora fanno queste esperienze e ricevono risposte da spiriti o masse psichiche che si spacciano per maestri, per illuminati, ma hanno il solo fine di tenere la persona debole per potersene nutrire, dandogli pratiche, canti, rituali, poco efficaci ma che servono a dare energia all’entità canalizzata?

Ora la domanda che possiamo porci è “come faccio a distinguere questi casi e come prepararmi per richiamare ciò che in me vive come Divino evitando queste deviazioni?”.

Nella Ricalibrazione Planetaria ® utilizziamo il metodo della percezione manuale delle energie sottili, per osservare noi stessi e coloro di cui siamo curiosi nel momento in cui avviene la canalizzazione.

->L’energia complessiva entra in dissonanza?

->L’Asse Celeste si attiva, si amplia, incrementa potenza e ampiezza e altezza? Diventa piccolo e si carica di dissonanza? Di Legami?

->L’Asse Tellurico si attiva e consolida, o svanisce completamente?

->I campi olofrattali del Cuore e del Sistema Nervoso come rispondono?

Una volta osservai un canalizzatore cominciare a fare delle espressioni molto buffe, commuoversi in modo isterico e dire che le sue guide erano giunte a lui. Purtroppo però il suo asse celeste era diventato un grosso cumulo di immondizia energetica. È un affermazione pesante, ma ci fa capire come distinguere quando l’esperienza è reale o meno. Quando sforziamo la canalizzazione ma non ci è stata aperta la porta il Celeste va in dissonanza. Quando diamo potere alle psicosi il celeste va in dissonanza. Quando le entità che vengono canalizzate sono parassiti e sigilli… il celeste va in dissonanza.

Se è il tellurico a svanire la persona si sta semplicemente proiettando in altri mondi, perdendo il radicamento a Terra. È un fatto abbastanza comune e può essere indice di squilibrio come essere solo una fase passeggera della pratica. Se abitualmente nella pratica o nella canalizzazione il tellurico svanisce bisogna lavorare a fondo sull’essere qui ed ora. Al contrario perdiamo la definizione di spazio-tempo, l’essere nel qui ed ora, e finiamo per offuscare le stesse percezioni sottili.

Domanda: Aspetta ma cosa sono questo Celeste e questo Tellurico di cui parli?

Risposta: In altri articoli descrivo con il nome di Asse Celeste e Asse Tellurico il fuso centrale del campo energetico umano, simile a un doppio vortice in cui l’energia sale e scende perpetuamente. Il Celeste è la parte alta, dalla bocca dello stomaco in su, il Tellurico è la parte bassa, dalla bocca dello stomaco in giù. L’ampiezza e la potenza di questi due Assi energetici ci danno un feedback sull’equilibrio interiore del praticante e sulle sue attitudini. Il Celeste è il ponte per il futuro, l’ispirazione, i potenziali che vengono creati costantemente man mano che ci dedichiamo a nuovi obiettivi, la capacità immaginativa. Il Tellurico è il ponte verso il passato, la memoria, il radicamento, le risorse vitali, il serbatoio di ciò che in positivo o negativo è accumulato e ci sostiene o condiziona.

Analizzando i tracciati celebrali delle persone in meditazione è emerso proprio questo. Le meditazioni definite di “auto-trascendenza” in cui ci proiettiamo in un divino irraggiungibile tendono a far perdere la presenza dello spazio tempo. Non è un male, semplicemente se abusiamo di queste pratiche al punto che diventano il nostro equilibrio quotidiano diventiamo incapaci di essere presenti qui ed ora. Questo è il caso di quelle persone che sanno tutto di te sanno dare ottimi consigli ma la loro vita è un inferno. Oppure che quando dialogate loro sanno sempre in anticipo l’argomento della discussione e sanno sempre in anticipo qualunque cosa tu voglia dirgli, solo che è sbagliata e sono le loro impressioni ingigantite delle forme pensiero che stai proiettando. Sono quelle persone che in meditazione vedono nel proprio sangue dei robot alieni e diffondono via internet messaggi di terrore dicendo che siamo invasi dagli alieni, per poi scoprire che i virus nel sangue appaiono come strutture aliene (caso realmente avvenuto e citato dalla naturopata statunitense e fondatrice della pratica Thetahealing, Vianna Stibaldi).

Al contrario le meditazioni definite di “presenza” in cui si accolgono le sensazioni, si smette di combattere e si pratica per “essere” portano a sviluppare una forte presenza nel qui ed ora, tale da rendere queste persone molto elastiche emozionalmente e psicologicamente. Sono molto centrate e stabili, che è la base per poi poter coltivare anche l’altra forma di percezione, ed è la base per condensare le energie e far divenire realtà ciò che con le forme di “auto-trascendenza” viene rilevato o co-creato.

Domanda: Stai suggerendo che la prima forma di meditazione è errata?

Risposta: No.Sto suggerendo che vanno sperimentate e applicate entrambe, magari integrandole.

La differenza la fa se meditiamo per andarcene da questo mondo e tornare a “casa”, o se meditiamo per realizzare “casa” dentro di noi e anche su questo pianeta Terra. In entrambi i casi stiamo reagendo all’esistenza del dolore, solo che nel primo caso cerchiamo una fuga mentre nel secondo un cambiamento che può solo partire da noi.

Nell’inconscio c’è tutto, in noi c’è tutto. La differenza la fa il coltivare in noi il Divino anziché il dare ascolto a paure, desideri e conflitti. Ci sono più strati nella mente inconscia, una mente conscia, presente che è ciò che crediamo di essere. Un flusso sotterraneo (chiamata anche corrente sotterranea in psicologia) nel quale navigano pensieri ed emozioni sotterranei, che non ci accorgiamo di vivere ma che sono li presenti ed emergono quando ci si rilassa e ci si ascolta. Nel flusso sotterraneo navigano le impressioni di tutta la giornata ma anche di tutta la settimana e persino di settimane prima. Il flusso sotterraneo poi ha delle aree, simili a chiazze, in cui navigano impressioni e sensazioni anche completamente differenti dal resto del contesto. Ad esempio possono essere presenti allo stesso tempo la rabbia e l’affetto per una stessa persona o per un animale o una squadra di calcio.

La mente inconscia rifugge la dualità (conosce solo l’integrazione, fenomeno osservabile nei sogni in cui una persona può apparirici con il volto di un altra – la separazione dal sentire profondo e reale stimola il percepire una realtà duale, divisa in bianco e nero) così come rifugge ciò che ritiene sconveniente e cerca ogni strategia per minimizzare le impressioni negative su una persona per cui proviamo affetto (nb. è un meccanismo di sopravvivenza, l’inconscio va educato, la meditazione in ogni sua forma di quasi ogni scuola e quasi ogni tradizione svolge questa funzione). Ovviamente può succedere anche l’opposto. Nel fare questo può usare la meditazione come strumento per negare di vivere delle impressioni negative ed esaltare solo quelle positive, che fanno comodo per essere accettati socialmente, o ammirati, o messi su un piedistallo.

Questa è la vera natura delle dissonanze psichiche, dei legami, delle molte pseudo-entità di cui parlo e parlerò in altri articoli – sono sottoprodotti di scarto della coscienza, non vere entità ma masse di energia dissonante creata da noi, dalla proiezione costante di psicosi, ossessioni, negazione di se, ecc.. che poi appaiono ai sensitivi come alieni, demoni e quant’altro.

Conosci te stesso e accogli te stesso.

Scopri sollevando i veli di illusione che velano le percezioni – lo fanno per tenerti al sicuro in una gabbia dorata dove però stai male – e guarda cosa naviga dentro di te.

Accogli tutto quello che sei, che provi, che sperimenti, tutto quello che naviga dentro di te.

Ora dissolvi la dissonanza sapendo che al posto di agire su ciò che disapprovi di te, stai agendo sui legami che fissano quelle cose li dove sono, le stai facendo tornare fluide come onde nel mare. Ora porta ordine e consonanza, sapendo che stai alimentando non i pensieri belli ma la tua innata saggezza, la capacità inconscia di far emergere la massima consonanza per la manifestazione di ciò che sei. Infine condensa il risultato per renderlo stabile.

Ripeti il processo come se stessi giocando.

Un entità dissonante è solo la voce della paura, della rabbia, della tensione, che non vuole che tu sollevi i veli o che ti porta a farlo in modo distorto, facendoti vedere solo ciò che tu vuoi vedere, nutrendosi così di tutto ciò che metti da parte senza volerne essere cosciente.

Puoi averla creata tu, o i tuoi genitori, o può essere venuta da altri mondi, ma alla fine sei tu che l’hai richiamata nel tuo corpo energetico perché ti è simile. Si incastra alla perfezione nelle aree vuote lasciate dalle ferite che nascondi dentro di te, nelle aree di te che aspettano ancora di essere riconosciute e accolte. Fa resistenza quando cerchi di sollevare un velo per meglio osservare ciò che ora sei, oppure è un paletto che fa resistenza al tuo tentativo di essere sovrano della tua vita, del tuo inconscio, della tua essenza, perché l’hai creata o accolta in te dando potere alla debolezza, quindi può esistere solo finché dai potere alle paure anziché alimentare il coraggio del cambiamento, il coraggio della responsabilità totale di ciò che accogli nella tua vita.

Domanda: Perché fa paura sollevare i veli?

Risposta: Quanto è grande la paura dell’ignoto? E ricorda che il più grande ignoto sei tu. Il vuoto d’anima – ovvero il non conoscersi – fa paura ed è su questo vuoto che trovano spazio per ancorarsi i condizionamenti, la manipolazione, la dipendenza di cui una setta o una droga si fanno manifestazione. Sono tappi messi li per non vedere il vuoto. I sigilli stessi a volte ci servono inconsapevolmente a questo. A volte ci agganciamo alla malattia, al dramma, al dolore, come comodi tappi per non sentire quel vuoto, manipolare le persone circostanti e attrarre ciò di cui crediamo essere privi, come amore, attenzione, ricchezza, ecc.. Eppure quel vuoto non è realmente vuoto, è solo spazio illimitato in cui poter crescere, è solo l’infinito potenziale che noi stessi siamo, fa paura solo finché è inesplorato.

C’è nulla di cui aver paura.

Siamo noi i Soli creatori della nostra realtà.

–tratto dalla dispensa del corso di Ricalibrazione Planetaria “Simboli & Sigilli dissonanti”.


Informazioni su Manlio Di Donato

Manlio è un Operatore Olistico di livello trainer e Insegnante nelle Discipline Olistiche (libera professione ai sensi della Legge 14.1.2013 n. 4) specializzato in Thetahealing ®, Tecnica Energo Vibrazionale ®, e Mindfulness. Fondatore del metodo di Ricalibrazione Planetaria ®.