Considerazioni sull’intento dell’incarnazione (6)


Segue da Considerazioni sull’intento dell’incarnazione (5) e precedenti.

Terza considerazione.

Possiamo concludere che per ricordare le altre vite sia necessario accedere ad uno stato di coscienza o meditativo completamente differente da quello a cui siamo abituati, nel quale invece tali esperienze rimangono celate.

A tal pro ho sperimentato e analizzato vari metodi per “ricordare altre vite” e posso dirvi onestamente che.

  1. alcune di queste esperienze sono illusioni che proiettiamo per sfuggire a quello che viviamo o per rielaborarlo in forme più gestibili e trappole mentali.

  2. alcune di queste esperienze sono in realtà memorie genetiche a cui abbiamo accesso. Di fatto possiamo persino ricordare gli eventi successi ai nostri antenati in quanto presenti nella memoria sottile del campo energetico del DNA.

  3. scremati i due casi precedenti, quello che resta sono esperienze vere e proprie di ricordi d’Anima.

È quindi importante capire che questo stato di coscienza, queste capacità non vengono acquisite per miracolo, o attraverso droghe. Ma per farle nascere o le hai acquisite già in altre vite. Oppure va trasformato il proprio modo di pensare, il modo di riflettere con noi stessi, va trasformato lo stesso sentire e quindi cambiano gli occhi con cui vediamo il mondo, e solo allora ci si apre la visione dei mondi sottili dove ritroviamo ogni cosa: altre Anime disincarnate, altri mondi, ricordi di questo mondo anche futuri, e gli Dei di questo e altri universi.

Domanda: Ma ci sono rischi?

Risposta: Onestamente si. Ma è difficile parlarne in modo esaustivo e senza generare inutili paure. Quando spalanchiamo le porte dell’inconscio possiamo prendere contatto con energie sottili che trattengono la memoria sottile di: eventi difficili; condizionamenti; proibizioni; traumi; o pura e semplice confusione nata da un sovrapporsi caotico di stimoli sensoriali misti a desideri e paure. Semplicemente l’inconscio non allenato dalla meditazione e dall’auto-ascolto è un calderone disordinato dove posso trovare di tutto. Va bene e non c’è da spaventarsi. Io consiglio prima di lavorare a fondo su di se con tutti i mezzi che riteniamo validi – per coltivare accoglienza interiore ad esempio.

Domanda: Perchè parli proprio di accoglienza interiore?

Risposta: Perchè nel calderone dell’inconscio troviamo tutto quello che 1) abbiamo buttato dentro. 2) tutto quello che abbiamo permesso si sedimentasse dal contatto con il mondo “esterno”.

Ecco che la chiave è sempre nelle nostre mani. Se (punto 1) mi sono auto-condizionato a non sentire per evitare problemi.. ecco che forse andrà invertito quell’auto condizionamento e andrà riconquistata la fiducia del proprio sentire e di avere dirittto ad esistere ed esprimere opinioni proprie. Se ho paura che gli altri mi abbandonino o rifiutino nel momento in cui dico quello che sento e penso, ecco che forse sarà utile seguire un pò di psicoterapia o altri metodi per guarire quel lato ferito e spaventato.

Se invece (punto 2) ho accolto tutto quello che mi veniva imposto o dato dalla società e dagli altri senza mai fermarmi e chiedermi se realmente andava bene per me.. ecco che possiamo prenderci una pausa, ascoltarci e chiederci cosa davvero va bene ed è consono al rispetto per noi stessi.

Se infine non sappiamo ascoltarci o se sorgono tensioni e ansia quando proviamo a farlo, va tutto bene, molti altri hanno sperimentato tutto questo prima di noi. L’ascolto si impara. Le tensioni che nascono dall’ascolto si impara a convinverci e andare oltre.

Segue..


Informazioni su Manlio Di Donato

Manlio è un Operatore Olistico di livello trainer e Insegnante nelle Discipline Olistiche (libera professione ai sensi della Legge 14.1.2013 n. 4) specializzato in Thetahealing ®, Tecnica Energo Vibrazionale ®, e Mindfulness. Fondatore del metodo di Ricalibrazione Planetaria ®.