Dove risiede la coscienza?


Da tempo si cerca, senza successo, di identificare l’area nel cervello dove risiede la coscienza, il “programma io”. Ma la frontiera delle moderne neuroscienze sposta la ricerca al di fuori di noi. Come magistralmente esposto nel libro Entaglement dell’astrofisico Massimo Teodorani – che consiglio a tutti di leggere, i ricercatori sono sempre più propensi a un modello di coscienza proiettata come un campo di frequenze, in cui il cervello è l’antenna ricevente. Nulla di diverso da quanto affermava Platone qualche millennio or sono.

Sappiamo tuttavia che nel cuore e nella pancia (in concomitanza con gli organi dell’apparato digerente) esistono dei tessuti cellulari molto simili alla rete dei neuroni del cervello, le cui funzioni paiono identiche. Per questo da tempo si parla di “intelligenza” del cuore e della pancia in termini concreti.

Questo apre un interrogativo interessante: se il cervello è l’antenna ricevente della coscienza e dell’intuizione, ovvero delle idee, allora che cosa ricevono cuore e pancia?

Sappiamo inoltre che ciò che chiamiamo Coscienza è solo la superficie di un abisso molto vasto: esso sprofonda in regioni via via meno accessibili al pensiero, in cui vengono immagazzinate tutte le informazioni della nostra vita. Parlo dell’inconscio. L’inconscio è come una spugna: tutto quello che viviamo anche senza rendercene conto viene registrato nelle profondità della nostra mente. Questo è il principio dei messaggi subliminali e della pubblicità, che tramite stimoli inconsci (combinazioni di colori, suoni e immagini) generano sensazioni e attivano risposte istintive: ad esempio, impiantare lo stimolo della fame di fronte alla vista di un dato prodotto, che fa venire fame quando lo si vede dal vivo.

Se l’io presente è ancorato al ricevitore cervello muovo un ipotesi, cioè che il subconscio, ovvero il ponte di contatto fra la superficie della mente e le sue profondità, sia ancorato al cuore. O per meglio dire, a quelle cellule simili alle cellule del cervello che risiedono nel cuore. Mentre, scendendo più in profondità nelle regioni ignote del nostro inconscio profondo, quello che racchiude quanto di atavico c’è in noi, ma anche quello che ci rifiutiamo di vedere – ad esempio la memoria degli eventi dolorosi del passato – si trova in quelle cellule simili a neuroni della pancia.

Non è un caso che, come ben sanno i praticanti di Thetahealing ma non solo, i traumi profondi come le memorie degli abusi siano trattenute dall’apparato digerente. E la risoluzione di questi eventi passa per un processo prima di volontà conscia, quindi di accettazione emotiva del passato e del come ci siamo sentiti, per poi poter finalmente rilasciare quei pesi e sperimentare il cambiamento. La “ruota della vita”, che era rimasta bloccata nella memoria di quegli eventi, riprende a girare.

Tutto questo apre uno spunto di lavoro. Ovvero che se innesco un processo di cambiamento, non basta convincermene e lavorarci “mentalmente”. Questo perchè il convincermene rimane a livello della mente cosciente, del cervello.

Sarà invece opportuno comunicare la volontà di cambiamento e mostrare il cambiamento a tutto il mio corpo con i modi appropriati.

Ad esempio, cambiando alimentazione, oppure imparando a concedermi gratificazione facendo qualcosa che sia solo per me, o a seconda dei casi facendo qualcosa che sia solo per il prossimo, uscendo dagli schemi che mi porto dietro e sperimentando in ogni ambito, purché vissuto, il nuovo che prima tenevo lontano.


Informazioni su Manlio Di Donato

Manlio è un Operatore Olistico (libera professione ai sensi della Legge 14.1.2013 n. 4) Fondatore del metodo di Ricalibrazione Planetaria ®. Ha studiato Shiatsu, Thetahealing ®, Tecnica Energo Vibrazionale ®, Mindfulness, Antroposofia.