La fede e la scienza della meditazione


Oggi pensiamo che la fede sia qualcosa di cieco, un affidarsi a occhi chiusi, un salto nel vuoto. E molti ritengono che non vi sia niente in quel vuoto.

 

Eppure questi sono concetti propri esclusivamente dell’Occidente moderno.

 

Nel mondo classico greco romano, la fides era qualcosa di molto diverso: si trattava di un’azione rituale, ovvero ripetuta impeccabilmente, che metteva in contatto diretto con i Numen, il Divino. Quindi, nell’azione si ha il contatto.

Al contrario, essi ritenevano superstizione l’atteggiamento che consisteva nell’avere fede e basta, senza che vi fosse una volontà agente di conoscere il Divino attraverso l’azione rituale.

 

Paramahansa Yogananda, grande divulgatore dello yoga in Occidente, descrisse lo yoga come “scienza della meditazione”. Essa, in base alla pratica del respiro, delle posizioni del corpo e dell’allenamento mentale, permette con esattezza di entrare in contatto con Dio.

Per Yogananda la fede è scienza, ed è scontata, in quanto attraverso la pratica corretta si entra in contatto diretto con l’ente supremo.

 

Oriente e antico occidente sembrano dire la stessa cosa?

E com’è possibile che solo noi moderni occidentali siamo diversi?

 

Le ragioni sono molteplici e affondano nella nostra storia religiosa – argomento questo che scelgo di non toccare perchè molto delicato.

 

Vediamo invece di spiegare queste antiche conoscenze alla luce della moderna scienza.

 

La chiave della percezione di Dio risiede negli stati di coscienza.

 

Uno stato di coscienza è una modalità in cui funzionano la nostra mente e tutto il nostro corpo. Anche la gamma di ciò che percepiamo del mondo è influenzata dagli stati di coscienza.

Noi passiamo la vita in stato Beta che focalizza i nostri sensi sulle percezioni esteriori: ci fa essere più o meno presenti, attivi, carichi di adrenalina, pronti a reagire, e in casi estremi sfocia nello stress, nell’iperattenzione, nell’essere “sempre all’erta”. Eppure è anche lo stato in cui le percezioni sottili, le percezioni del mondo delle energie, sono pari a zero.

Siamo talmente abituati a vivere in questa modalità che per noi fede è per forza qualcosa di cieco, perchè nel nostro mondo quotidiano siamo impossibilitati a percepire altro che i mattoni delle case che ci circondano!

 

A questo si sommano poi diverse paure, taboo e convinzioni religiose. Insomma, abbiamo un po’ di lavoro da fare se vogliamo riconnetterci a delle percezioni sottili.

 

Parlando di convinzioni queste poi si sono di molto allentate. Infatti, oggi è molto più facile imparare a sentire il mondo delle energie di quanto fosse venti anni fa.

 

Attraverso la meditazione invece apprendiamo a vivere con consapevolezza gli stati di coscienza che rivolgono le percezioni verso la realtà Divina e sottile che ci circonda. Parlo degli stati Theta e Delta, che sono la chiave per entrare in contatto con Dio. In Theta, l’attenzione viene rivolta alle percezioni sottili, purché questo avvenga con Consapevolezza. Sia il Theta che il Delta normalmente sono sperimentati attraverso il sonno, oppure in momenti “trasognati” o in cui la lucidità è molto bassa. Inoltre senza il supporto culturale che ci dice che tutto questo è normale facciamo molta fatica a riconoscere la natura delle nostre percezioni.

Solo attraverso un buon allenamento e il giusto studio possiamo essere pienamente coscienti nello stato theta-delta, e quindi accedere a percezioni più profonde.

 

Sapeste quante persone ho conosciuto che non credevano al mondo delle energie ma erano in grado di vedere il prana a occhio nudo. Semplicemente pensavano che fosse normale e che tutti vedessero quei lampetti scendere e salire nel cielo dopo qualche minuto di osservazione.

 

È tipico di questi stati di coscienza la scomparsa del tempo.

A volte sembra sia passata un’eternità mentre solo pochi secondi sono trascorsi, altre volte invece mi capita di lavorare una giornata intera e a sera mi sembra siano passati pochi istanti da quando era mattina. Questo perchè tempo e spazio hanno significato solo quando ci rivolgiamo al mondo fenomenico. La nostra coscienza attiva in theta-delta percepisce un altro mondo, più sottile: la vera radice del mondo fenomenico.

E’ quella dimensione senza tempo, piena di immensa luce e spazio senza fine che è Dio.

 

Avere fede significa quindi sapere di potersi connettere, sapere che Dio è sempre presente appena sotto la soglia della percezione, e che da Dio arriva una risposta alla nostra volontà.

Chiedi e ti sarà dato”.

Ma chiedere significa aver sviluppato i giusti strumenti, ovvero aver lavorato su di noi perchè “lo strumento” siamo noi. La prima richiesta è quella che proviene da dentro di noi.

 

Ad esempio, molte persone chiedono di guarire. Ma dimenticano che se la malattia ha un suo scopo, in molti casi inconsciamente rifiutiamo di lasciar andare la malattia perchè in qualche modo ne abbiamo bisogno!

 

Ho visto persone trattenere in sé un male per soddisfare il loro bisogno di credere di starsi sacrificando per gli altri, oppure per unire una famiglia divisa, oppure per sfogare tutto quello che la voce non riesce a comunicare. Per dire agli altri “statemi alla larga”, o “statemi accanto e amatemi”. Quante cose ci dicono le malattie!

 

È impensabile che qualcosa come una guarigione possa arrivare se rifiutiamo di ascoltare tutto quello che abbiamo messo da parte e di cui la malattia parla e lamenta a gran voce!

 

Lo stesso discorso vale per la vita di tutti i giorni.

 

Vedete, quando siamo connessi a Dio possiamo trasformare la nostra vita, ma una trasformazione è prima di tutto un lavoro interiore in cui mettiamo in discussione gran parte di quello che abbiamo visto, vissuto e creduto finora, in modo da fare spazio per il nuovo.

 

Volere il nuovo significa prima trasformare il vecchio.

 

E questo ci porta al punto essenziale, perchè prima ancora è necessario conoscere e accettare il vecchio!

 

La fede quindi è scienza. E come tutte le scienze si fonda sul lavoro e sullo studio, non di fatti esteriori ma del sé, quel “uomo conosci te stesso” che per i nostri avi era così connesso alla fede da scriverlo sull’arcata del tempio di Apollo a Delfi.


Informazioni su Manlio Di Donato

Manlio è un Operatore Olistico di livello trainer e Insegnante nelle Discipline Olistiche (libera professione ai sensi della Legge 14.1.2013 n. 4) specializzato in Thetahealing ®, Tecnica Energo Vibrazionale ®, e Mindfulness. Fondatore del metodo di Ricalibrazione Planetaria ®.