Porte della Percezione


“Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito”

W. Blake, The Marriage of Heaven and Hell.

Immaginiamo una situazione banale: Due perfetti sconosciuti si siedono vicino. Questo può avvenire su un autobus, sulle panchine della stazione mentre aspettano il treno, o a questo stesso corso. Queste due persone non si conoscono eppure fra di loro scattano delle dinamiche: simpatia, antipatia, rifiuto, curiosità, neutralità, aspettative, ancora prima di parlarsi, solo al primo sguardo. Ora diremo che è normale e la cosa dipende dall’aspetto fisico, dall’atteggiamento, dal tono della voce, e da altri dettagli che l’inconscio riconosce al volo.

Ma ci siamo chiesti come mai avviene questo?

Come mai la mente non ci permette di accogliere l’esperienza per quello che è nella sua spontaneità, senza mescolare ricordi, e dinamiche del passato o persino pregiudizi, cose irreali che esistono solo nel nostro scenario mentale?

Torniamo alle due persone sedute vicino. Ecco che sono due maschi. Le loro menti mescoleranno dettagli dell’esperienza sensoriale, come l’aspetto fisico, odore, atteggiamento, sguardo, vestiario. Ma mescoleranno anche tutto quello che nella loro mente si collega a quei dati sensoriali – ricordi di altre persone, vicende simili vissute in passato, o persino vicende del tutto diverse ma avvenute nello stesso orario, o in cui erano presenti alcuni elementi simili – come il colore dei vestiti, la temperatura della giornata, il tempo atmosferico, ecc… E questi elementi possono anche provenire da ricordi vissuti o irreali come film appena visti, specialmente se in questi film alcuni elementi vengono ripetuti un numero considerevole di volte, essi si fissano nel substrato dell’inconscio e vengono acquisiti al pari di altri dati reali finché non gli si presta attenzione analizzandoli. Ma possono anche mescolarvisi memorie genetiche, e persino memorie d’anima.

Ecco che la mente fa un grande mix di informazioni sensoriali fisiche, informazioni sensoriali sottili, e memorie recenti e remote, e alla fine trae una conclusione che è diversa dall’esperienza in se stessa.

Un bel caos vero?

Eppure la mente fa questo perché è l’istinto di sopravvivenza a guidarla. Quell’istinto che analizza milioni di scenari in pochi istanti, anche scenari antichi.. e filtra i risultati per evitarci i problemi, i vicoli ciechi memorizzati nel passato.

In questo modo finiamo però per essere influenzati da scenari non reali. Da paure, da pulsioni spesso totalmente slegate dalla vicenda reale che stiamo vivendo, e finiamo per trarre conclusioni spesso affrettate.

Ora questo succede anche quando ci rapportiamo a noi stessi e alle esperienze che stiamo vivendo, come emozioni, sensazioni, aspettative, piacere e dispiacere, ecc..

Quando invece il Sentire di Coscienza che alcuni chiamano Anima, incarna una piccola parte di se proprio per fare esperienza e accrescere la propria capacità di manifestarsi nel mondo attraverso le esperienze.

Ecco quindi che abbiamo la necessità di ripulire i filtri delle esperienze – i filtri che fanno scattare tanti automatismi nella nostra mente, che finiscono con il privarci della possibilità di scoprire il mondo e il nostro rapporto con esso semplicemente per quello che è, smettendo di reagire agli eventi e diventandone prima osservatori neutrali e poi protagonisti.

Ma come facciamo?

Ci sono molte strade per arrivarci. Una di queste è il tracciare una strada per schiarire i filtri della coscienza, liberandoci da pregiudizi istintivi e permettendoci di cogliere le esperienze semplicemente per quello che sono.

Questo ci rende una quantità enorme di energia mentale, che invece solitamente teniamo impegnata nella formulazione di giudizi. I quali hanno la funzione di elaborare ulteriormente il caos dei segnali che la mente ha usato come filtro e di ribadire l’autenticità delle conclusioni a cui la mente è arrivata – come un atavico istinto che dice “non posso sbagliarmi, devo avere ragione, deve essere così” e che serve a creare uno “strato” di sicurezza interiore in cui “ho ragione”. Se non fosse che la vera sicurezza interiore si ottiene guardandosi dentro e accogliendo anche gli errori compiuti, ovvero mettendosi in gioco.

Ecco che questo mix di segnali sovrapposti, provenienti da tutto quello che ci hanno detto (paure, educazione, esperienze altrui, idee altrui), da quello che abbiamo vissuto, e da memorie più antiche (memorie genetiche, memorie d’anima) finisce per creare dei veri e propri schemi mentali – ovvero condizionamenti, paure, e pregiudizi, che alcuni definiscono con il nome di programmi o programmi negativi della psiche.

Cosa succederebbe invece se schiarissimo i filtri della mente a tal punto da poter vedere ogni cosa per quello che semplicemente è? E se lo facessimo senza ricorrere a sostanze chimiche o a modelli mentali (PNL) come altri hanno fatto e fanno tutt’ora, ma affidandoci alla meditazione e al ricorso a pratiche eterico-vibrazionali?

Da un lato quindi alleneremo e applicheremo alcune capacità innate della mente a tornare in uno stato di equilibrio attraverso la meditazione. Dall’altro lato, agiremo per schiarire i filtri della percezione tramite il ricorso a pratiche eterico-vibrazionali. E infine metteremo a frutto queste pratiche per approfondire e far crescere la capacità di percepire differenti sfumature eteriche, allenando il Sentire a cogliere nuove profondità – perchè tanto più ci liberiamo di condizionamenti, tanto più conosciamo i veri noi, e tanto più aumenta il potenziale per agire.

Questo è il primo 20% di ciò che come Ricalibrazione Planetaria ci prefiggiamo.

–tratto dalla dispensa del corso monografico “Porte della Percezione” di Ricalibrazione Planetaria.


Informazioni su Manlio Di Donato

Manlio è un Operatore Olistico (libera professione ai sensi della Legge 14.1.2013 n. 4) Fondatore del metodo di Ricalibrazione Planetaria ®. Ha studiato Shiatsu, Thetahealing ®, Tecnica Energo Vibrazionale ®, Mindfulness, Antroposofia.