Tatuaggi e danni spirituali???


Rispondo con questo articolo ad una domanda recente.

Domanda: Ma i tatuaggi causano danni spirituali? No che mi hanno detto così!

Risposta: Anzitutto bisognerebbe chiederci cosa si intenda per “un danno spirituale”? E quindi cos’è la spiritualità? Ecco che dalla risposta probabilmente capiremo molte cose.

Spirituale per quanto mi riguarda è solo la tua crescita personale. Una crescita che va nella direzione del coltivare lo spirito che per definizione è nemico della materia. Ci sono ragioni storiche per cui affermo questo. Se usiamo la parola spirituale c’è una vasta letteratura che vede lo spirito e la materia come antagonisti. Per questo solitamente parlo di Ispirazione e non di spiritualità, perchè tutto nasce dall’ispirazione, dalla mente di Dio e poi diviene materia manifesta. L’Ispirazione non è nemica della materia, lo spirito si. Questo dualismo corpo e spirito in antagonismo sono una delle radici cristiane della cultura occidentale. La materia è il luogo del peccato e dell’espiazione lo spirito è la salvezza dalla materia.

Quindi in quest’ottica dare attenzione al corpo facendo un tatuaggio sarebbe un danno spirituale perchè ti fa dare importanza al corpo ed alla materia, anziché dedicarti al puro spirito mondandoti da ogni attaccamento materiale. Alcuni vecchi praticanti cattolici sostengono poi che un tatuaggio è un offesa fatta al Creatore (termine anglosassone e giudaico per Dio) in quanto altera ciò che viene dato all’uomo. In quest’ottica anche una protesi o un trapianto d’organi sono considerati un peccato in quanto alterano ciò che il Creatore da agli uomini.

Credo sia importante fermarci qui un attimo e comprendere che sono solo punti di vista, non verità assolute, universali, valide per tutti. Anche un “libro sacro” per me è un punto di vista e non un assoluto valido per tutti. Sono forse realtà soggettive, valide per chi le crede? Oppure sono bagagli culturali ma anche condizionamenti? Sono masse psichiche nell’inconscio collettivo, database di informazione con i quali siamo in risonanza, i quali però non sono necessariamente corretti, sono solo punti di vista. Ad esempio e se non ci fosse un Creatore che crea l’uomo ma l’uomo si crea da solo, ed è Creatore di se stesso, per poi dimenticarsene?

Ora, per me non esiste uno spirito separato dalla materia. Tutto nasce dall’ispirazione che non forma la materia ma se ne lega. La materia è quindi il veicolo che permette l’espressione dell’anima. È un errore negare la materia o disprezzarla. Anima e coscienza sono potremmo dire in entaglement con la materia, sono cioè sovrapposte ad essa ed interlacciate. La materia esprime quindi ciò che è anima, sia nel corpo per quanto riguarda un singolo essere umano, sia in un senso più ampio come Anima Mundi. Disprezzare la materia diventa disprezzare ciò che tramite essa si esprime, quell’Anima che ne emerge. Ma me ne rendo conto questo è un punto di vista decisamente classico antico, precedente al concetto di separazione spirito-materia, per non dire altro.

Ma comprendere realmente questo passaggio, senza fraintendimenti, è necessario allontanarci dall’idea di colpa, e mettere in dubbio anche la mentalità (massa o egregora nell’inconscio collettivo e radicata nel DNA occidentale) della colpa. Sostituendola a quella del fare esperienza.

La colpa è qualcosa che inconsciamente pesa, schiaccia, annulla. È un legante che etericamente chiude una persona.
Per questo solitamente si cercano colpevoli a cui scaricare i mali del mondo, o le proprie frustrazioni. È facile, è vincente, è smart, richiede zero impegno, ti fornisce un nemico da combattere e ti mette al sicuro da doverti impegnare per cambiare lo status quo.

All’opposto possiamo invece accogliere il concetto di Responsabilità e di Esperienza. Quindi non colpa, ma esperienza funzionale (o disfunzionale). Di cui è responsabilità individuale farci qualcosa e cambiare le cose.

Etericamente la responsabilità genera potenziale, ragionare in questi termini aiuta a cambiare davvero le cose, perchè alimenta l’energia del fare, quell’energia Marte di cui parlo in Ricalibrazione Planetaria.

È quindi responsabilità collettiva agire per evitare il tracollo dell’umanità. Ma possiamo agire efficacemente dentro di noi, nella nostra singola vita, senza invadere quella altrui imponendo i nostri valori. E qui sta il limite.

Ma se poi considero spirituale come una crescita interiore allora capirò che per crescere ho la necessità di fare esperienza. FARE esperienza non sottrarsi o negarla. Quindi tutto ciò che mi negherebbe un esperienza che per me come Anima Eterna è sano compiere, risulterebbe in un danno spirituale. Quindi ogni dogma sarebbe un danno spirituale, ogni volta che imponi il tuo punto di vista su un altro usando paura, ricatto morale, svilimento, senso di colpa, senso di vergogna, appellandoti alle leggi universali e quant’altro creerebbe un “danno spirituale”. Quindi sottrarmi all’opera del tatuatore, se ciò rientra nella mia volontà di fare esperienza, è un danno spirituale.

Ma al di la degli scherzi, perché finora ho scherzato, vediamo di fare un po’ di chiarezza, come è mio solito dal punto di vista energetico-vibrazionale o meglio eterico, perchè è probabile che chi sostiene come “un tatuaggio causi danni spirituali” usi la parola “spirituale” per parlare di energia sottile, di etere, di prana. E che quindi la vera domanda sia “ma un tatuaggio causa danni energetici, pranici, eterici?”.

Ragioniamo prima, cos’è un tatuaggio?

• È una cicatrice.

• È inchiostro sottocutaneo.

• È un simbolo. È un disegno. A volte è un opera d’arte, altre uno scarabocchio.

In quanto espressione artistica (o meno) inconscia è anche a volte denso di significati, memorie, blob psico-emozionali, altre volte è privo di collegamenti inconsci o eterici. Tutto questo in positivo come in negativo. Non c’è una regola, ogni caso è differente.

Per creare un tatuaggio permanente si fa una cicatrice sul corpo. Se sei daccordo con questo non vedo problemi. Intendo che è solo una cicatrice, nulla di più. Non ti cambierà la vita o tapperà i chakra. È solo una cicatrice, è solo dissonanza associata a dolore e alla ferita che rimane memorizzata nelle cellule. Dissolvere l’aspetto dissonante e legante, cancellarlo, deprogrammarlo dal passato, è una cosa molto facile da ottenere con le tante pratiche energetiche-eteriche-praniche, ecc… agganci la memoria cellulare, la azzeri e continui finchè l’etere dissonante, irritato e carico di dolore non svanisce. Fine del problema. Se lo fai poco dopo aver fatto il tatuaggio è ancora più facile, perchè con le cicatrici più aspetti e più la memoria di dolore dissonante si consolida. Questo come testimoniatomi da tanti colleghi in tanti anni accellera anche i tempi di guarigione (per i quali vanno comunque applicate le usuali cure mediche).

In realtà nella cicatrice quello che troverai come operatore, se hai una certa sensibilità, è solo la traccia, l’ologramma, l’immagine olografica eterica di cosa è successo mentre ti facevi tatuare, e quindi c’è diciamo in piccolo la memoria di quelle ore, così come l’immagine di chi ti ha tatuato. Ma quell’immagine comunica, è in risonanza con la persona ancora oggi? E quindi ha un qualche effetto in termini eterici? Diciamocela tutta, c’è ben altro su cui vale la pena lavorare che non questo. Ma se hai gli strumenti (pratiche, sensiblità e conoscenze) in mano puoi lavorarci, così oltre ad azzerare la cicatrice azzera anche l’impronta eterica di chi ha fatto il tatuaggio e la tua stessa impronta memorizzata li dentro, ovvero il pacchetto di etere in cui è memorizzato il come ti sei sentito e cosa hai vissuto. A quel punto la cicatrice torna perfettamente neutra.

Quanto detto andrebbe poi ripetuto (o fatto in contemporanea) sia sul campo della cicatrice che sul campo del tatuaggio. Ma ripeto, fin qui la percentuale di quanto la dissonanza della cicatrice ed il tatuaggio ti influenzano è praticamente inesistente.

Chiarisco questo punto. Dato che rimane un eco, un impronta olofrattale per quanto minima, da chi mi farei tatuare?

Da una persona a cui piace il suo mestiere ed è contenta di realizzare una nuova opera perchè ciò la fa sentire realizzata?

Da una persona che crede in quello che sta facendo, che crede che un tatuaggio possa essere bello e contribuire a incrementare la bellezza, la sicurezza interiore, la confidenza, l’aprezzamento, il benessere, o semplicemente dare piacere a chi lo riceve?

Da una persona che si crede un guru illuminato e che tatua proiettando la sua preziosa e mistica energia nei tatuaggi per aprire tutti i chakra e darti l’illuminazione?

Da una persona che disprezza i clienti che vengono a farsi tatuare?

Ma la stessa cosa vale per molte altre esperienze.

Con chi faresti l’amore?

Con chi hai piacere di pranzare?

Con chi condivideresti una vacanza?

Da chi vai per un corso di meditazione?

Ecco che per me non c’è differenza fra tutte queste cose. Sono tutte esperienze che scelgo di fare con chi è in consonanza con ciò che sono. Perchè una traccia di quell’esperienza e di quelle persone in termini di etere e di memoria olografica, rimane in eco in me. Per lo stesso motivo come operatore dopo una giornata di sessioni azzero le tracce e gli echi di dissonanza, che sono emersi nelle sessioni. Spetta a noi e solo noi la responsabilità di scegliere cosa accogliere e cosa lasciare di ciò che viviamo. Che sia un tatuaggio, una vacanza, un bacio appassionato, una giornata di lavoro, una stretta di mano al meccanico che ha appena cambiato le gomme dell’auto, non cambia niente.

Tutto può esserti un danno e tutto può esserti un sostegno, perchè ogni evento della tua vita rimane in eco in te, ogni persona nella tua vita rimane come una copia olografica in te. Non è la persona stessa ma una sua copia, una sua immagine. È il concetto di memoria in termini olofrattali. Noi usiamo questi pacchettini di memorie come mattoni (energia tellurica) per sostenere e supportare dal passato il presente (asse tellurico che spinge verso l’alto). Per sostenere scelte e capacità di agire. Al contrario i mattonicini di esperienza dissonanti, distorti, carichi di paura, dolore o altro che tendono a chiudere, a implodere, ci limitano nell’agire. Ecco che la mia personale regola è Vivere, punto. Poi dissolvere (altri direbbero accogliere e lasciar andare in stato meditativo) tutto ciò che mi è dissonante, nei confronti di ciò che sono venuto qui a realizzare. È chiaro che nel mio caso soggettivo e personale un semplice tatuaggio, non costituisce un limite o un danno di alcun genere. In realtà non c’è nulla che ti possa limitare, purchè tu liberi e coltivi il tuo potere di agire. Il tuo Etere Marte consonante.

Quanto all’inchiostro sottocutaneo? Stesso discorso, se credi ti possa causare problemi non farti tatuare. Altrimenti se hai compreso che puoi riprogrammare la materia inanimata come l’inchiostro dove stà il problema? È solo inchiostro. Lo puoi etericamente azzerare di ogni informazione, quindi ristrutturare e riprogrammare, sia per durare più a lungo mantenendo i contorni e i colori, sia per essere in completa e totale consonanza con te stesso.

Simboli, Inconscio e Tatuaggi

Ed ora veniamo finalmente ai veri punti che riguardano la domanda iniziale, “ma i tatuaggi causano danni spirituali?”.

Domanda: Può un tatuaggio interferire con l’etere, con il prana, con le capacità meditative e sensitive della persona?

Risposta: La mia risposta è si.

Chiediamoci date le premesse precedenti, qual’è l’intento, la motivazione per cui una persona si fa fare un tatuaggio? Qual’è la massa psichica di emozione, desiderio, necessità, idee, e volontà che è ancorata al tatuaggio. Detta in altri termini, etericamente un tatuaggio di che cosa è ancoraggio? Che memorie e quindi che aperture o che chiusure, malattie, condizionamenti, dolore, va ad esprimere e a ricordarci inconsciamente costantemente?

Esempio. A e B si fanno un tatuaggio. Lo stesso tatuaggio perchè sono amici e vogliono celebrare la loro amicizia. Per A è una cosa fatta senza pensarci in leggerezza. Per B esprime il bisogno di sentirsi di appartenere, è una reazione al suo sentirsi abbandonato, esprime quindi dolore antico, paura della perdita, è quindi un tappo.

Se nella pratica andiamo a usare la percezione manuale delle energie sottili probabilmente cosa osserveremo?

Che A ha un tatuaggio, punto.

Che B ha un tatuaggio, ricolmo di etere dissonante. E che tale dissonanza è presente in larga misura sul piano emozionale basso, quella che ho definito come seconda dimensione (vedi gli articoli precedenti sulla multidimensionalità).

Su B si apre quindi un interessante scenario di lavoro, in qui il tatuaggio può diventare una porta per scavare e liberare e “guarire” (termine usato metaforicamente, non clinicamente, non psicologicamente) tematiche del suo passato.

Su A non c’è niente.

Ora alcuni operatori parlano di “danni spirituali” perchè osservano il caso dei tatuaggi ricolmi di dissonanze collegate a vissuti della persona, come nel caso di B. E ne concludono che il tatuaggio può ancorare la persona a loop di memorie eteriche distorte.

È un osservazione corretta, non la conclusione. Possiamo anche concluderne che quei tatuaggi sono li proprio per fare l’esperienza di avere sotto gli occhi dell’inconscio quelle dinamiche e liberarle.

Possiamo anche concludere che noi esseri umani nel bene e nel male tendiamo a circondarci e generare ciò che ci nutre. Anche ciò che nutre la dissonanza e il dolore e il rancore ecc.. che viviamo. Tatuaggio o meno, per me il B dell’esempio avrebbe trovato un latra strada per esprimere e creare quell’aggregato eterico di memorie dissonanti, con o senza tatuaggio. Perchè era ciò di cui aveva bisogno di nutrirsi e in ultima analisi prendere coscienza per guarire (termine usato metaforicamente, non clinicamente, non psicologicamente).

Ancora una volta se hai in mano gli strumenti giusti operare su tali tematiche può essere fattibile. In termini di Ricalibrazione ti direi, prima azzera tutto. Poi dissolti i legami dissonanti che limitavano la tua capacità di superare i limiti dell’esperienza, tenendo ancorata in termini olofrattali l’esperienza stessa, come se fosse un piccolo bozzolo di etere dissonante, di legami dissonanti, tipo il bozzolo del baco da seta, ma distorto, a ripetersi in loop nel tuo campo olofrattale. Dissolvi il bozzolo, dissolvi il loop. Comprendi la necessità dietro l’esperienza, a cosa ti è servita? Cosa ti ha dato e cosa ti sta dando? Cosa ti permette di vedere di te? In che direzione ti sta spingendo a crescere? Bene, riporta ordine e consonanza e dai forza alla tua capacità di superare i limiti. Riporta l’esperienza in totale consonanza con ciò che sei ora e che sei venuto ad Essere.

Tatuaggi e Simboli

Quanto detto sinora vale in tutti i casi. Ora possiamo credere che un tatuaggio abbia “potere” perchè è un simbolo, un disegno che rappresenta qualcosa di “mistico”.

In realtà quei tatuaggi hanno potere perchè l’operatore, ovvero tu, investi la tua volontà, il tuo potere eterico, per attivare quel simbolo.

Un simbolo da solo è solo un disegno bidimensionale. È privo di potere, è privo di effetti. È l’operatore a dare gli effetti al simbolo facendone da batteria.

Un simbolo che “da solo” ha degli effetti lo fa perchè qualcuno l’ha attivato, l’ha reso tale. Questo nel 100% dei casi.

E quindi comprendendo che siamo noi la batteria che fa funzionare i simboli potremmo farci delle domande… Poi ci sono casi in cui non è così? Si, ma cosa richiede far si che un disegno abbia degli effetti attivi, intendo al di la dell’essere semplicemente lo specchio di una memoria “statica”? C’è dietro un bacino energetico che lo alimenta, magari sostenuto da milioni di persone? È davvero qualcosa di autonomo e auto sostenente come i Campi F-Aurea? Ragassi non è una cosa da poco, per arrivare ad ottenere un risultato decente a noi ci sono voluti decenni di studio e sperimentazione con tanti fallimenti nel mezzo.

Monaci Buddisti e tatuaggi

Un caso concreto è quello dei monaci tatuatori. Ebbene si, nell’estremo oriente è diffusa la tradizione di farsi tatuare da monaci delle preghiere buddiste.

Anche questi tatuaggi creano danni spirituali?

Per me il comune denominatore è semplice, sei Buddista e quella che la preghiera che ti fai tatuare esprime la tua strada nella vita? Sei cosciente di cosa stai facendoti tatuare? Se la risposta è si non vedo problemi. Ma se non sei buddista lascia stare, non fa parte della tua Identità d’Anima, diventerebbe un orpello.

Testimonianza. Il caso di A.

Durante un viaggio in thailandia A. si fece fare un tatuaggio tradizionale, una preghiera buddista tatuata. Ora ciò che descrivo parla solo del punto di vista della meccanica eterica, stop. La cicatrice in termini di etere era presente? No. A. Si era lavorato azzerandola. Il simbolo aveva effetti? Si. Una debole risonanza con le dimensioni celesti, la 4° per l’esattezza. Era dissonante? No. Ma, meccanicamente era un sigillo, ovvero una struttura energetica (debole in questo caso) che aveva la funzione di togliere energia potenziale quando A. fosse andato contro i dettami, gli impegni, espressi nella preghiera tatuata (solitamente sono voti di fare o non fare delle cose, come castità o povertà – non so nel caso di A. a cosa fossero legati, so solo che testandoli erano due).

Questa è la meccanica energetica di ogni voto, di ogni cultura.

Si crea una struttura energetica (fatta solitamente di volontà cristalizzata) che ci priva di energia quando andiamo contro i termini che abbiamo espresso.

Facciamo da sempre queste cose perchè ci crediamo deboli e piccoli, così per andare più velocemente, ci mettiamo qualcuno dietro di noi che ci punge con uno spillone se rallentiamo o se ci permettiamo il lusso di fermarci.

Ripeto, questo lo dico in termini di meccanica eterica, non di significato, non di teologia cristiana o di altri popoli.

In aggiunta, anche se fatto da un tatuatore non monaco, c’era una piccola, sottile ed evanescente traccia che legava in 4° dimensione celeste e nelle telluriche quella preghiera a “maestri”.

Influiva su A.? Sinceramente quasi per niente. A. non volendo mantenere per quando infinitesimale alcuna limitazione ha preferito un azzeramento eterico totale del simbolo sulla sua pelle. Ora è un bel disegno, senza altri collegamenti.

Domanda: Aspetta ho anch’io una cosa del genere, mi devo preoccupare?

Risposta: L’hai scelto, quindi suppongo che nella tua vita abbia uno scopo e una funzione sana. Prima di fartene una malattia semmai opera sui condizionamenti che acquisiamo semplicemente nascendo nella cultura di questi tempi e che in occidente sono fossilizzati da circa 14 secoli. Quelli sono il vero problema che ci limita, quelli sono i veri sigilli che fermano la tua Evoluzione, non certo una preghiera tatuata. E va anche detto che imparare a superare l’ostacolo è forse l’insegnamento più utile che questo occidente ci può dare, liberarci decostruendo il pensiero occidentale ed i suoi preconcetti, non per diventare orientali (anche l’oriente ha i suoi condizionamenti e sigilli culturali), ma per liberarci dai preconcetti di ogni cultura al mondo e aprire le porte, per Essere ciò che siamo Chiamati ad Divenire.

Ribadisco quello che per me è il concetto fondamentale.

Come operatori, come ricercatori, come Esseri Umani in viaggio nella scoperta di se, il cammino va nella direzione di liberarci di condizionamenti, di azzerare tutto ciò che religioni e culture sembra abbiano detto.
Azzerare, quindi scoprire se per noi è valido, liberandoci di credenze, di teorie, di superstizioni, di sentito dire, di “il maestro ha detto”.

Sviluppare strumenti del sentire.

Quindi accogliere da se quello che è consonante per esperienza, traendo il massimo dell’esperienza, dalla minima esperienza, anche dal toccare un semplice granello di sabbia. Perchè in noi si cela l’universo, non fuori.

Spiego meglio.

La teoria, il maestro è fuori. È un orpello. È una stampella. È un limite. Va bene per avviarci ma poi?
L’esperienza e ciò che ne trai, la liberazione dell’Essere in Divenire, senza confini che sei è dentro, non fuori.

Gli strumenti sono l’educazione del sentire, fatta non riempiendosi di dogmi – ma di capacità di discernere ciò che sento, perchè lo sento e a cosa si collega dentro di noi. Questo si fa praticando meditazione e ascoltandosi. Non ripetendo dogmi. Questo si fa ponendoci interrogativi.

Perchè in tahilandia i tatuaggi sono fatti da monaci, e al contrario in occidente la teologia cristiana demonizza i tatuaggi?

Se entrambe sono vie sacre e reali perchè hanno punti di vista differenti?

Questo articolo vuole fornire uno spunto per operare in tal senso, nulla più.

Domanda: Manlio ma non è che sei di parte?

Risposta: Si, lo sono a me i tatuaggi piacciono. Ho scelto consapevolmente di cominciare a farmi tatuare all’età di 40 anni, non cose piccole, non mi sono fermato li e mi piacciono pure tanto. Sono cicatrici? Non più. Ha fatto male? Si, e allora? Sono soddisfatto? Immensamente. Sono un limite, un danno? No, è impossibile.

Semmai avrei da ridire sulle cure proposte, che solitamente consistono nell’applicazione di creme, pastoni chimici a base di petrolio, anche se fatti appositamente per tatuaggi. Mille volte meglio una crema ammorbidente fatta in laboratorio erboristico. In laboratorio, non in fabbrica, la differenza è abissale. Se è fatta in laboratorio probabilmente qualcuno ci ha impegnato tempo, e quindi passione e amore nel farla.

Obiezione: Ho sentito dire che l’inchiostro dei tatuaggi penetra nel sistema linfatico colorandolo, è pericoloso!

Risposta: Non mi risulta che esistano studi secondo i quali le persone tatuate soffrono di patologie più di quelle non tatuate. È anche vero che non sono mai fatti studi in tal proposito. Ad ogni modo etericamente se aggancio l’etere del colore di un tatuaggio in fede non ci sento alcuna risonanza dissonante biologica (affermazione da contestualizzare come pratica meditativa ed esperienziale e libera opinione non professionale, non diagnostica, rivolgersi a personale medico per le diagnosi al riguardo, e va considerato che i pigmenti dei tatuaggi possono variare da marca a marca).

Obiezione Definitiva: Come puoi dire che i tatuaggi non sono un danno, ho sentito di gente che è morta facendoseli!

Risposta: Personalmente scelgo di non dare spazio a psicosi nella mia vita, perchè ho sentito anche di gente morta per un boccone di pizza andato di traverso, non per questo smetto di mangiare. Scelgo di vivere – applicando il buon senso – con tutto ciò che la Vita comprende. Il dolore ne è parte. La meditazione non è la fuga dal dolore verso un mondo mentale irreale e perfetto. Ma è la solvenza del dolore passato e l’aiuto alla liberazione da quello attuale.

Pace.

Manlio Di Donato.


Informazioni su Manlio Di Donato

Manlio è un Operatore Olistico di livello trainer e Insegnante nelle Discipline Olistiche (libera professione ai sensi della Legge 14.1.2013 n. 4) specializzato in Thetahealing ®, Tecnica Energo Vibrazionale ®, e Mindfulness. Fondatore del metodo di Ricalibrazione Planetaria ®.