COR-Vacuum (I) spiegazioni tecniche e teoria


Vacuum, una parola latina per indicare uno “spazio vuoto, privo di materia”. Ma c’è un Vacuum anche in termini d’anima? Un vuoto interiore, nato come assenza di qualcosa, come percezione dell’assenza, oggettiva o percepita la quale diviene quindi reale per chi la vive. Un vuoto interiore nato anche come presenza errata, o presenza perversa o distorta, che quindi lascia spazio al vuoto. Ad esempio il vuoto che si genera in persone alle quali da bambine non viene permesso loro di fare esperienza, vengono tenute sotto una protettiva campana di vetro. Mancando l’esperienza e quindi la formazione del giudizio, si lascia spazio alla per creare scenari interiori irreali, mediati dai genitori. Poi queste persone diventano in qualche modo adulte, ma dentro di loro mancano delle esperienze formative. Questo lascia spazio al senso di vuoto, che può portare a varie conseguenze, fra cui l’incapacità di relazionarsi in modo completo con altre persone, in quanto senza conoscere noi stessi, sia i limiti attuali, sia ciò che vogliamo veramente, finiamo per recitare un copione già scritto, agiamo per piloti automatici dell’inconscio. Ma c’è anche chi ha coltivato un senso di vuoto nato dalla privazione di elementi essenziali allo sviluppo affettivo.

Tutti noi ci confrontiamo con quel vuoto interiore. E generalmente rispondiamo in 3 modi.

1. Cerchiamo qualcosa che riempia quel vuoto, senza però comprendere che stiamo reagendo ad un vuoto. Proviamo un senso di disagio non definibile, che in alcuni casi sfocia in ansia, rigidità interiore e muscolare, e in tante altre modalità, per le quali ci si rivolge solitamente allo psicologo.

Strada facendo riempiamo quel vuoto con tutto ciò ci viene “venduto” come “perfetto per riempire quel vuoto – senza impegnarti – senza faticare – evitandoti la difficile e pericolosa responsabilità di fare delle scelte – lasciando che siamo [noi] a decidere per te, perché è sicuro”. Incontriamo ovvero chi fa uso di un linguaggio mediatico, focalizzato sui nostri punti vulnerabili che ci ripete in continuazione come sia pericoloso decidere per se stessi e pensare “fuori dal gregge” (metafora antichissima quella delle persone come un gregge, fa parte dell’inconscio occidentale da almeno duemila anni), stimola quindi il senso di paura, e lo compensa immediatamente, dicendoci che è sicuro lasciar decidere ad altri.

Questo meccanismo è la base per cui poi ci sentiamo piccoli, deboli, vulnerabili e sperduti e quando andiamo da un operatore lo rivestiamo della figura del Guru che tutto sa e tutto può, senza vedere che è una persona come noi. Così facendo quando va bene incontriamo persone che cercano di darci quelli che per loro sono stati strumenti efficaci. Quando va male incontriamo Guru che si sostituiscono a noi nel potere di decidere per la nostra vita. Ma… ancora una volta la responsabilità era ed è nostra. Questo in realtà avviene per ogni figura a cui attribuiamo autorità. È la ripetizione inconsapevole di ciò che abbiamo vissuto in famiglia, con i genitori, che viene trasposta sulle figure di autorità. E da li tutto quello che ne segue come richieste di attenzioni (forse un Vacuum nell’essere visti e considerati?) ed altro.

Altre volte il senso di vuoto viene riempito semplicemente facendo ricorso a stimoli chimici. Si, perché siamo esseri complessi. Il senso di sazietà o la sensazione non consapevole che ci da un certo cibo, nel quale sono state aggiunte sostanze per esaltare il sapore causa lentamente assuefazione. Nel tempo tenderemo a cercare quei sapori, perché ad un livello puramente chimico la spinta in termini di senso del piacere che un certo cibo in cui il sapore è stato esaltato ci fornisce, diventa maggiore rispetto al cibo senza esaltatore. Questo poi spesso viene fatto perché alcuni processi di lavorazione privano il cibo del suo sapore o perché a causa dei metodi di coltivazione il sapore si riduce drasticamente (Es fragole giganti che sanno di acqua).

Ed ecco come, senza entrare necessariamente nel campo delle sostanze psicotrope, il cibo diventa un mezzo per riempire bulimicamente quel Vacuum. Ma lo stesso discorso vale per praticamente qualunque cosa ecciti in modo potente il nostro sistema nervoso ed endocrino. Ad esempio chiediamoci come mai i film sono diventati sempre più estremi nella spettacolarizzazione dello shock e la violenza è diventata via via più manifesta. Semplicemente quando ti sei assuefatto ad un livello di stimolo, il vacuum torna a farsi sentire, per cui c’è bisogno di aumentare la potenza dello stimolo.

2. C’è poi chi reagisce al senso di Vacuum cercando di riempirlo ma mantenendo il controllo. Questa parte di persone sviluppa quindi il bisogno di avere potere e di esercitarlo coercitivamente, cercando quindi di sottomettere altri alla propria visione, per riempire quel vuoto di potere che hanno vissuto nella loro infanzia.

Se nel primo caso abbiamo i manipolati. In questo secondo caso abbiamo i manipolatori, ovvero coloro che consapevolmente usano il vuoto negli altri per dominarli. Questo non viene fatto per fini di mero guadagno economico, anche il guadagno economico se portato agli eccessi diventa un mezzo con cui riempire il vacuum. Il fine è l’esercitare il potere, l’avere ragione sull’altro, il far si che l’altro faccia esattamente quello che il manipolatore vuole, anche il far si che l’altro si conformi al modo di vedere le cose al pensiero del manipolatore. Questa è forse la radice delle manipolazioni e una delle varie concause che nella società odierna ci portano ad avere una casta di persone che impone, forte anche di un potere economico e del controllo sull’informazione un unico punto di vista, senza che questo sia realmente vantaggioso – da un punto di vista ambientale, e quindi ecologico, ma anche umano, ma anche del benessere, ma anche delle condizioni di vita. E potrei spingermi oltre.

Il potere e il suo esercizio sono di per sé sani, come ho spesso ripetuto su queste pagine. Il manipolatore ricerca un potere perverso, quello di imporre agli altri scelte e condizioni di vita, per soddisfare il suo bisogno di imporsi e “vincere”.

Se il manipolatore “perde” ovvero se ci sono persone che la pensano diversamente e non lo seguono, egli perde, ovvero è costretto a fare i conti con il suo senso del vacuum.

Se siete un po’ complottisti, forse avete capito che non mi sto riferendo al profilo della malattia mentale nota come “narcisismo manipolatore” ma alle motivazioni che portano a processi su scala ben più ampia.

Ecco che sia il manipolatore, sia il manipolato sono sullo stesso piano. Tutti e due re-agiscono per compensare, riempire o scappare dal senso del vacuum.

Ma c’è anche un altra sfumatura nel modo di vivere il vauum. Quelle persone in cui il vacuum è l’espressione del non sapere o non aver compreso cosa possono realizzare in questo mondo e che quindi sperimentano ciò che la vita può offrire loro nella ricerca di se stesse. E questo ci porta alla terza possibilità (ne restano molte altre).

3. Coloro che partendo da uno dei due casi precedenti, si avvicinano alle cosiddette pratiche meditative, biodinamiche, orientali, olistiche, ecc… E che operano per accogliere quel vacuum, comprendere e dare spazio all’Essere. Sono persone che con mezzi differenti, vogliono passare dal re-agire, all’accogliere e all’agire consapevole, liberandosi di manipolatori e manipolati partendo da ciò che vive in se.

Il campo che vi presento, nel prossimo post, è quindi rivolto in quest’ottica, e come sempre è uno strumento per la meditazione.


Informazioni su Manlio Di Donato

Manlio è un Operatore Olistico di livello trainer e Insegnante nelle Discipline Olistiche (libera professione ai sensi della Legge 14.1.2013 n. 4) specializzato in Thetahealing ®, Tecnica Energo Vibrazionale ®, e Mindfulness. Fondatore del metodo di Ricalibrazione Planetaria ®.