Verità e Libertà


Questa volta approfondiamo un argomento che anche se apparentemente non sembra in realtà riguarda da vicino il settore delle pratiche eteriche e della meditazione. Quindi il settore della Ricalibrazione Planetaria. Sentiamo spesso parlare della Verità e di quanto importante sia la Libertà, ma spesso si scambia una semplice opinione oppure una teoria per quanto diffusa per Verità, e l’avere molte apparenti scelte per libertà. Dal nostro punto di vista invece ci interessa coltivare una verità e una libertà interiori, auree ovvero inossidabili in quanto la prima esprime la divinità che giace dormiente nell’umano e la seconda ne è l’espressione.

Nel farlo come sempre consiglio a chi pratica Ricalibrazione Planetaria di richiamare e ripulire dai filtri personali via Stargate di Conoscenze, l’essenza dei vari concetti espressi. Chi pratica Thetahealing o altre pratiche affini potrà richiamare un download del cosiddetto “punto di vista del Creatore” di tali concetti. Siamo padroni di questi strumenti, ovvero di pratiche che ci possono assistere nell’uscire dalle trappole dell’inconscio collettivo, da credenze e mistificazioni. Ed è proprio nell’impegno a cercare la verità interiore che diventiamo forze promotrici di cambiamento per il collettivo, senza bisogno di convertire nessuno ma assistendo altri a prendere atto liberare la voce della propria verità.

Partiamo dalla Realtà, ovvero ciò con cui ci confrontiamo ogni giorno. La realtà è ciò che percepiamo quando in meditazione, portiamo l’osservazione sul respiro, la realtà del respiro, la realtà di come il respiro reagisce agli stati d’animo e agli eventi del mondo esterno ed interno. La realtà del corpo, di quando portiamo l’osservazione nel corpo e di ciò che osserviamo manifestarsi nel corpo, gli stati di presenza e di assenza della coscienza nel dimorare nel corpo. La realtà del campo eterico, di quando portiamo l’osservazione sul campo eterico e ne rileviamo le variazioni, la consonanza e la dissonanza. Ma anche la realtà del dolore che possiamo sperimentare nella vita di tutti i giorni o che osserviamo nel corpo, nel respiro, persino nel campo eterico, in quanto è parte della vita. E quindi anche la realtà della solvenza del dolore, della sua liberazione e del termine delle catene di cause ed effetti. Ciò che osserva tutto questo è la coscienza, e quindi la coscienza è realtà in se stessa.

La coscienza tuttavia filtra la realtà, compresa se stessa e ne trae un Opinione, ovvero un punto di vista il quale interpreta in modo parziale quella realtà. L’opinione cristallizzata e ripetuta fino all’estremo diventa una credenza, la quale può influenzare le scelte che facciamo.

Esistono infinite opinioni, ma tutte sono semplicemente punti di vista soggettivi, alcuni più accurati e altri fallimentari. Quello che leggiamo quotidianamente nei giornali ad esempio non è la realtà, ma un opinione.

Un modello teorico, potremmo dire persino scientifico interpreta la realtà, per comprenderla e poterla influenzare. In questo senso però l’opinione per diventare un modello teorico, condivisibile da molti e capace di dare risultati necessita di due cose fondamentali, senza le quali resta una credenza. La prima è la sperimentazione e quindi l’osservazione il più possibile onesta e non forzata dei dati. La seconda altrettanto fondamentale è il confronto con opinioni e sopratutto sperimentazioni differenti.

Se si esegue una sperimentazione e questa viene ripetuta ed i risultati sono stabili, ecco che abbiamo un opinione efficace, che può diventare la base di una teoria, con la quale prevedere e gestire la realtà. Per uscire dall’essere credenza, l’opinione ha quindi la necessità di confrontarsi con altre opinioni e venire messa per così dire al banco di prova della sperimentazione. Senza un confronto “sano e onesto” e senza una sperimentazione l’opinione diventa semplicemente una credenza, una forma degradata di fede, una superstizione. Ed ecco perché abbiamo bisogno del confronto e della conoscenza del punto di vista altrui, filtrando da questo tutto ciò che è volutamente manipolatorio e distorto. Ovvero dai tentativi voluti e premeditati di far fallire una sperimentazione o di ottenere dei risultati già decisi in partenza.

L’opinione è quindi frutto di un interpretazione di dati, i quali possono provenire da ciò che è reale, oppure no, ma essere frutto di credenze, o persino provenire da informazioni inesatte, parziali e volutamente imprecise per creare confusione e lasciare spazio alla manipolazione. Questo è generalmente il terreno in cui si muovono i truffatori di ogni genere e ambiente, il cui fine è sempre quello di ottenere dei benefici a tue spese.

L’essere umano reagisce su schemi, su eredità comportamentali, su programmi mentali limitanti su credenze, scambiandole per la realtà.. e dato che l’umano ha paura del cambiamento finisce per sposare una sola opinione scambiandola per verità. E se scopre opinioni differenti le teme e le combatte, credendo che una sola sia la verità e gli altri semplici punti di vista errati. Ma ciò impedisce la vera conoscenza e il formarci una coscienza capace di osservare la realtà e formare in se la propria verità personale.

Ed il fine del confronto non può nemmeno essere il convincere qualcuno o farsi convincere, ma il conoscere il punto di vista altrui arricchendosene.

Questo è il motivo per cui in Ricalibrazione, nei miei articoli e video propongo spesso sperimentazioni didattiche. Per far comprendere come si possa uscire dal gioco delle opinioni e dai pregiudizi, dal vuoto fare a gara a chi ne sa di più che sembra essere l’unico interesse di molti colleghi. Perché solo se organizziamo un esperimento e lo ripetiamo ed i risultati sono stabili ecco che usciamo dalle credenze e possiamo formulare un paradigma, un modello che ci permette di sviluppare strumenti stabili e divulgabili a chiunque che permettano di coltivare strumenti efficaci, e la conoscenza dell’eterico del il Divino senza passare per le credenze.

Questo è il motivo per cui in una pratica eterica-vibrazionale come la Ricalibrazione vengono proposte costanti sperimentazioni, anche se poi parliamo di Forze Divine interiori, che sembrano essere argomenti di fede o di credenza.

Quando poi parliamo di Verità invece ci addentriamo in un territorio completamente diverso, che non ha a che fare con l’opinione né con i modelli teorici. Vedete l’opinione è mentale, è qualcosa che rimane in superficie, è solo un punto di vista. L’opinione anche quando accurata ci parla solo di metodi più efficienti di altri, ma non ci può mai dire che quei metodi sono quelli giusti per te, perché quella risposta non esiste. È solo quando ci ascoltiamo, in connessione cuore-mente-corpo ed osserviamo se un opinione apre in noi una porta o la chiude, possiamo renderci conto che in noi c’è una voce più profonda, una verità interiore che parla (nb. in senso metaforico).

La verità è quindi ciò che corrisponde ad un sentire profondo, nasce dall’anima, ed è la direzione in cui decidiamo di dirigerci nella vita. La verità quindi non è un concetto ma è l’espressione consapevole di un sentire intimo e profondo che va oltre la mera e semplice opinione. È conoscenza di se, ma sopratutto è la scelta di come agire nel mondo.

La mia verità interiore corrisponde al mio agire. Uso il possessivo in quanto ciascuno di noi è portatore di una sua verità, ma non tutti ne sono consapevoli, perché osservare la propria verità richiede un po’ di lavoro di autoconoscenza.

Ecco come esiste quindi una sola realtà con la quale tutti ci confrontiamo, traendone infinite opinioni ma ciascuno di noi sia portatore di una verità che è ciò che ti è Anima nella vita, nello scegliere la direzione da intraprendere. Quindi esistono molte verità. E lo stare nella verità presuppone la conoscenza di se, la quale presuppone la capacità di agire dentro di se per sciogliere e deprogrammare tutto ciò che è un filtro, una credenza, una dissonanza eterica che vela il prendere atto della propria Verità Interiore.

Un semplice test che possiamo fare è osservare il nostro campo eterico complessivo, e se in esso in risposta alla volontà di agire, di un determinato agire nel mondo, si formano dissonanze. Se l’Asse Celeste tenda a chiudersi per la massa di legami dissonanti o aprirsi generando consonanza. Quindi ripetiamo il test osservando l’Asse Tellurico. Se in noi non si formano dissonanze ecco che per noi quell’agire è probabilmente consonante. Ma se si formano dissonanze ecco che stiamo forzano la mano, stiamo creando legami distorti, perché magari desideriamo un agire che ora per noi è malsano o non avviene nei metodi o nelle tempistiche consonanti, siamo per così dire fuori ritmo nei confronti del cosmo, di quell’ordine profondo nascosto in ogni cosa che tanti dicono di conoscere ma nessuno afferra e molti scambiano per la proiezione dei propri desideri, delle proprie idee o persino paure.

La dissonanza che si forma nei nostri campi eterici in risposta all’agire, potete anche chiamarla con il nome di Karma. In questo senso karma è semplicemente la resistenza ambientale e altrui ai cambiamenti che poniamo in essere. Esso diventa dissonante se il nostro agire sta forzando le cose prima del tempo o se semplicemente non avviene in modo corretto, sano, o se sono distorti i presupposti che ci spingono all’agire. Il legame dissonante è semplicemente la risposta dell’ambiente che ci fa notare come l’agire non sia benvenuto. Questo effetto non va letto come qualcosa di mistico o come una punizione divina. La dissonanza è semplicemente etere appesantito, congesto, che indebolisce il campo eterico, che gli sottrae energia, forza vitale. Sciogliere i legami dissonanti e deprogrammare la dissonanza ecco che diventa un atto evolutivo in quanto ti liberi del peso passato, creato dall’agire nel mondo e dentro te stesso. Ma se l’agire è consonante, non genera alcuna resistenza ambientale ecco che non forma dissonanza ovvero Karma, è il cosidetto agire senza agire.

La stessa cosa possiamo valutarla nell’agire esterno, con altre persone, ecc.. Se al test percettivo manuale si creano dissonanze in relazione al nostro agire ecco che quell’agire probabilmente andrà evitato o modificato, in quanto sta toccando resistenze ambientali che tornano indietro in forma di dissonanze, di legami dissonanti. Questo accade solitamente perché pecchiamo di ego, stiamo creando proiezioni su altri, stiamo forzando un nostro sentire, nostri bisogni o nostre paure. Al contrario se nell’agire testando il campo altrui e nostro non si formano legami dissonanti, ma la consonanza cresce ecco che quell’agire probabilmente sarà consonante e forse persino necessario.

Se chi governa facesse questo tipo di test probabilmente cambierebbe e rivedrebbe molte decisioni, certo sempre che abbia realmente a cuore il bene delle genti di una nazione.

Chiaramente nel fare queste osservazioni va sempre rivolto con onestà lo sguardo a noi stessi, al chiederci se stiamo forzando la mano per ottenere un risultato desiderato, se siamo effettivamente in ascolto, in osservazione oppure ce la stiamo raccontando.

Ed ecco che nel conoscere la propria verità che ci spinge verso un agire “sano” nel mondo, e distinguerla da un desiderio o da un emozione passeggera ovvero dalla reazione ad eventi a paura, vanno approfonditi alcuni aspetti della coscienza, sempre in un ottica di meditazione e ispirazionalità.

Questo perché quando diciamo “ascoltati” in realtà che cosa stiamo ascoltando!? Ascoltarsi presuppone una scoperta di se, un esplorazione interiore. Presuppone curiosità e ingeniutà, onestà nel vedere e anche molto coraggio. Ci sono molti aspetti dell’ascoltarsi, parziali finché non vengono scoperti ed integrati.

C’è un ascoltare il corpo e gli istinti che vi si manifestano, in quanto il corpo non filtra e lascia vedere ciò che ora e in questo momento stiamo vivendo. Anche la rigidità l’assenza di espressione in realtà è una manifestazione di istinti, solo che ci parla di una chiusura difensiva estrema. Eppure se parliamo di forze eteriche e di agire nel mondo sono gli istinti ad essere la benzina il potere che ci muove e muove le forze eteriche. Se gli istinti sono d’accordo possiamo andare ovunque.

C’è un ascoltare le emozioni, il cuore, che però ci parla solo del lato affettivo. Spesso si scambia questo per la totalità o la verità di ciò che siamo. Ma il cuore quando raffinato è semplicemente il veicolo, ciò con cui ci spostiamo nel mondo e facciamo esperienza. Ascoltare le emozioni significa prendere coscienza delle reazioni emozionali che sperimentiamo, ci aiuta ad ottenere autofeedback e non farci dominare dalle passioni, ma all’occorrenza a guidarle.

C’è infine un ascoltare la mente, l’osservare il pensiero stesso, il quale tuttavia corrisponde semplicemente al pilota a quello che guida lungo il percorso e cerca di schivare gli ostacoli.

Spesso ad esempio nel settore eterico-vibrazionale si tende a dare poca importanza al corpo e agli istinti, finendo per scollegarci da terra, da vivere con un Asse Celeste enorme e un Asse Tellurico sottosviluppato. Questo è tipico anche di molti veterani del settore, che vivono nel mentale o nell’emozionale dimenticando di guardare il biologico, il materiale. Al contrario chi proviene solitamente da ambienti di vendita finisce per ignorare o per fingere che l’emozionale non esista, ma impara bene a manipolarlo. Questo perché sono solitamente ben radicati negli istinti e li seguono scambiandoli a volte voci del divino. Semplicemente perseguono una soddisfazione personale a scapito di altre persone.

Ecco come non c’è una formula corretta, un dogma che mette tutte le cose e le persone a posto, ma c’è un esperire, un conoscere costante fatto di mettersi in gioco e di confrontarsi con se stessi, nell’atto eroico di svelare la verità celata in se, riunificando mente-cuore-corpo in un unica realtà vivente. E in questo va tolta anche l’idea che esista un illuminazione ovvero un momento a partire dal quale tutto cambia e tutto viene compreso. In quanto il comprendere la propria verità interiore e darle voce è un percorso fatto di tanti passi graduali, da zero a cento. Ma anche quando ci pare di raggiungere cento scopriamo semplicemente che stavamo vivendo una verità parziale e che c’è ancora molto in noi da scoprire e manifestare.

Concludo questa lunga riflessione con le toccanti parole di Jiddu Krishnamurti, riportando alcuni brani scelti estratti da “La Fine del Dolore, discorsi a Saanaen”, 1980.

(…) Il nostro cervello è stato sistematicamente educato ad accettare l’autorità; non solo l’autorità della legge nel mondo circostante – che è necessaria –, ma anche l’autorità cosiddetta spirituale, a livello psicologico. Psicologicamente siamo diventati degli schiavi; subiamo continuamente l’influenza di quelli che dicono: «Noi conosciamo la verità; l’abbiamo realizzata. Seguiteci, vi salveremo dai vostri peccati, vi diremo che cosa fare, vi condurremo in cielo». Ora, una mente che dipende da un’autorità psicologica, non potrà mai essere libera. Ma senza libertà non saremo capaci di scoprire che cos’è la verità. Siamo convinti di non poter stare in piedi da soli, così vogliamo appoggiarci continuamente a qualcuno. Riteniamo che appoggiandoci a qualcun altro – il marito, la moglie, il ragazzo, la ragazza – cercando il conforto di un’altra persona, saremo al sicuro. Così portiamo impressa nelle cellule del cervello l’esigenza di dipendere psicologicamente da qualcun altro. Il nostro cervello è condizionato ad accettare un’autorità spirituale, l’autorità dei preti, dei guru, di qualcuno che afferma: «Io sono illuminato, e vi condurrò all’illuminazione». Un uomo che sia veramente illuminato non lo dice. Se dice di esserlo, non lo è. L’illuminazione non è un’esperienza. È uno stato della mente al di là del pensiero. La mente, il cervello che sono stati profondamente condizionati ad accettare un’autorità e quindi a subire determinate imposizioni, possono liberarsi immediatamente da qualsiasi dipendenza?

(…) Può sembrarvi che accettare un’autorità sia utile, per il senso di protezione e di appoggio che ne traete. Ma se dipendete da qualcun altro, dovete essere disposti anche ad accettare le conseguenze che sono implicite in questo fatto, e cioè paura, separazione reciproca, e un conflitto ininterrotto tra quello che siete e quello che dovreste essere.

(…) Il cervello che vive in questo stato di disordine, vaga da un guru all’altro. Se non riuscite a raggiungere l’illuminazione qui, dove siete, ve ne andate in India o in Giappone. La verità non è in India o in qualche altro paese. La verità è qui, dove siete voi. Non cercatela altrove. La verità è qui dove siete voi, dove sono le vostre pene, i vostri tormenti, il vostro sconforto, la vostra infelicità. Tutto questo deve finire, se volete andare oltre. Nessuno al mondo potrà mai liberarvi dal vostro dolore, dalla vostra angoscia. Nessuno, all’infuori di voi, potrà farlo. Spetta a voi farlo. Perciò è inutile e vano andare in paesi lontani a cercare persone, considerate autorità spirituali, per vivere in quei loro campi di concentramento chiamati «ashram». Questo gioco non è nuovo: è andato avanti per migliaia di anni. In Occidente, con i preti, dura da duemila anni; in India dura da molto di più.

(…) Quando c’è libertà allora c’è amore, che non ha nulla a che fare né col piacere, né col desiderio. Senza quell’amore, senza quella compassione, senza quella libertà che porta con sé l’intelligenza, senza niente di tutto questo, non meditate! Perché state giocando con qualcosa di pericoloso e non ne vale la pena. Capite?

(…) La meditazione è nel silenzio assoluto della mente, del cuore, dell’intera struttura umana. Solo in uno stato di completa libertà sarete in grado di fare la vostra scoperta. Una simile libertà vi rivelerà nell’osservazione pura, se esiste quello che è immortale, sconfinatamente profondo, al di là dello spazio e del tempo. Lo scoprirete. È là per la mente che è capace di raggiungerlo.


Informazioni su Manlio Di Donato

Manlio è un Operatore Olistico di livello trainer e Insegnante nelle Discipline Olistiche (libera professione ai sensi della Legge 14.1.2013 n. 4) specializzato in Thetahealing ®, Tecnica Energo Vibrazionale ®, e Mindfulness. Fondatore del metodo di Ricalibrazione Planetaria ®.