
Premessa: questo articolo parla di Forze Eteriche, anche chiamate energie sottili. Non riguarda quindi il turismo o la storia ufficiale.
Aquileia è una piccola città del Friuli. Ma, anticamente, dalla Roma Repubblicana fino al crollo dell’Impero d’Occidente, è stata forse il più importante centro culturale e commerciale del Nord-Est. Personalmente, sono rimasto sorpreso dalla quantità e dalla notevole qualità dei reperti che ospita. Dagli scavi a cielo aperto, dove si possono ammirare splendidi mosaici ancora in parte intatti, ai musei ricchi di reperti, statue, monili ecc.
Quando visito un luogo così ricco di storia, specie in presenza di santuari antichi e recenti di una certa importanza, analizzo sempre l’etere ambientale. Studio le cosiddette energie sottili del luogo. Potrei affidarmi alle sole sensazioni, ma una misurazione completa mi permette di comprendere meglio cosa sto osservando e cosa posso imparare.
Iniziamo dal Battistero Cristiano (vedi foto). Il suo etere ambientale è completamente diverso da quello della vicina Basilica di Santa Maria Assunta. Anzitutto, ciò che colpisce è la sua pianta ottagonale. Questa forma geometrica stabilizza e rafforza l’etere. Ma non è l’onda di forma (l’effetto eterico creato dalle forme di grandi dimensioni nei luoghi) a lasciarmi stupito. È la forte risonanza del luogo con il cuore e con sentimenti che a parole traduco come grazia e ispirazione.
Scansiono il luogo come un radar. Non vi trovo alcuna entità riconducibile a defunti, maestri o entità angeliche. È invece palpabile la presenza di una forza femminile.
Qui entro nel campo delle ipotesi. Non essendo ferrato in materia cristiana, suppongo vi sia un’impronta mariana. Provo a seguire il filo, la traccia che dal battistero sale verso le dimensioni celesti. Tuttavia, essa viene interrotta all’inizio del terzo strato della prima dimensione, quello che altri chiamano Astrale Superiore. È una regione akashica contraddistinta da sentimenti elevati.
“L’essenziale è invisibile agli occhi”, si dice ne Il Piccolo Principe. Il battistero, posto fuori dalla Basilica e probabilmente non più utilizzato, porta con sé un’impronta di cuore che eleva i fedeli. Al contrario, la ben visibile e monumentale Basilica, ancora in uso, risulta etericamente pesantemente inquinata. La trovo decisamente satura di etere dei defunti e ben poco ispirante, semmai bloccante l’ispirazione. La situazione peggiora man mano che ci si avvicina alla cripta (Come mai!? Cosa c’è li dentro?).
Passiamo ora all’area archeologica della Domus di Tito Macro (nota. domus vuol dire casa). È una vera casa romana benestante, di cui sopravvivono alcuni mosaici. Uno in particolare (vedi foto) mostra chiaramente l’effetto onda di forma della geometria. Sposta, seppur debolmente, l’etere ambientale.
Lo stesso vale per il Porto Fluiviale (vedi foto), immerso nella natura. Qui, come in altri luoghi, non trovo nulla a parte forme di etere naturali. La loro polarità è abbastanza celeste, ma pur sempre naturale.
Raggiungiamo poi il Foro Romano, antico centro vitale della città. Qui mi si conferma un sospetto… Nello “scansionare” il luogo, vi trovo tracce Numiniche, (ovvero Divine). In particolare, un’eco degli Dei Giove, Venere e Giunone. Il mio compagno di viaggio suggerisce anche Iside. Quindi, aspetti divini con una netta polarità femminile.
Ma la vera sorpresa l’ho incontrata nel ricco Museo Archeologico di Aquileia. Tra statue, mosaici e bassorilievi, stando lontano dalla zona delle lapidi (etere dei defunti), proprio all’inizio del percorso si incontrano dei busti di pietra degli Dei su cornici circolari. Qui percepisco subito qualcosa che non riesco a definire immediatamente. Così mi metto ad analizzarli uno per uno. Infine, osservo nel busto di Giove le tracce ancora presenti della stessa forza divina di Giove. Questa era la perduta arte latina dell’animazione, il far si che una vera forza di natura Divina potesse dimorare nella pietra.
Nota: per approfondire questo argomento e comprendere di cosa parlo – senza fraintendimenti – leggere questi articoli: LINK 1, LINK 2.
Questo, di per sé, è il piccolo vero tesoro di Aquileia. Gli altri busti, invece, sembrano solo entrare in risonanza con quello di Giove, ma senza tracce Numiniche (Divine). Pare che fossero disposti in due file, poste ai lati di un percorso. Gli occhi delle statue guardavano direttamente chi si trovava al centro del passaggio.
E, giusto per comprendere la reale, netta differenza fra questo e una semplice forma pensiero, ovvero una programmazione o un intento creato con la volontà dell’operatore, al piano superiore del museo si può osservare e testare una pietra dura di colore nero (ipotizzo un granato). Parte di una serie di pietre con “incisioni magiche”. Se la si analizza, si può rilevare un debole eco, estremamente sporco, della forma-pensiero che vi era stata posta.
Queste cinque esperienze valgono un tesoro. Permettono, con un po’ di allenamento alla percezione e alla misurazione dell’etere, usando una mappa sensoriale adeguata, di comprendere molte, molte cose.
Manlio Di Donato.
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