Prima di tutto, è importante chiarire che quanto segue non riguarda la pratica medica e non la sostituisce. Si tratta invece di una prospettiva olistica ed eterica, utile come spunto di riflessione e come supporto alle varie pratiche del settore – anche se si parla di come la si affronta in Ricalibrazione Planetaria.

Cos’è la malattia?

La malattia non è soltanto un disturbo fisico: è, prima di tutto, un’informazione, per usare un termine moderno potremmo dire un programma di natura biologica e psichica. Siamo abituati a pensare che la malattia sia sempre e solo un male, ma non è sempre così: a volte può avere una funzione diversa, ovvero quella di “somatizzare” di esprimere o sfogare un vissuto, il quale può essere sia negativo che positivo.

Ad esempio, un caso classico è il dolore alle ginocchia che, in assenza di sforzi o condizioni patologiche, può nascere dalla paura di “fare il prossimo passo nella vita”. Le articolazioni e i muscoli che avvolgono le ginocchia sono ciò che ci proietta avanti nella vita; pertanto, una contrazione inconscia e involontaria può generare un dolore apparentemente inspiegabile.

C’è poi un altro aspetto da considerare quando parliamo di paura, che permette di spiegare ciò che accade dentro di noi anche dal punto di vista biologico (mente e corpo sono uniti, lo sono sempre stati): il legame fra l’acqua del corpo e questa emozione primaria. Quando proviamo paura – anche in forme sottili – i reni, che regolano l’acqua nel corpo, agiscono per trattenerla. In questo modo inviano un segnale di “trattieni l’acqua” alle cellule e ai tessuti.

A mio parere, questo processo avviene in modo specifico e non casuale: ogni organo ha una sua mappa biologica che, in condizioni di salute, somatizza con efficienza ciò che viviamo, esprimendolo nel corpo. Così, con meno acqua a disposizione, i muscoli delle ginocchia si irrigidiscono e vanno in tensione, da cui deriva il dolore.

Unità di mente e materia

La principale obiezione all’idea appena proposta – cioè che la paura del futuro possa innescare il dolore alle ginocchia – è che la rigidità muscolare derivi esclusivamente dalla concentrazione di alcune sostanze nel sangue e nei tessuti, in particolare da una carenza di magnesio, ma anche di potassio, sodio e calcio, senza dimenticare iodio e boro, fondamentali per il metabolismo degli altri oligoelementi citati.

Quest’obiezione è corretta, perché è ben noto il meccanismo che collega la rigidità muscolare alla carenza di magnesio. Per questo motivo il rimedio spesso suggerito è assumere un integratore. Tuttavia, ciò non risolve la causa reale: è solo un’azione di compensazione.

Ovviamente la biologia funziona attraverso processi chimici ed elettrici, quindi sì, una carenza di magnesio può essere collegata al dolore muscolare e gli integratori possono compensarla. Tuttavia, come molti hanno sperimentato, se la causa è altrove, assumere sostanze riequilibra momentaneamente i conti e fa sparire il sintomo, ma con il tempo questo ritorna.

Il punto è proprio questo: toccare la causa primaria, nel vissuto interiore che poi influenza la biologia. Solo così si può sciogliere il nodo e sostituire l’informazione che sostiene il programma biologico capace di innescare il dolore di fronte alla paura, programma che consuma magnesio e altri oligoelementi per reagire biologicamente a ciò che stiamo vivendo.

L’approccio della Ricalibrazione

In Ricalibrazione si impara a praticare per ripristinare le risorse vitali e il benessere olistico anche in relazione a una tematica come una malattia. È molto diverso aumentare in modo generico la “forza vitale” senza uno scopo preciso rispetto al farlo in modo mirato: per affrontare una gara sportiva o attraversare una malattia.

  • Nel primo caso, quello generico, possono bastare tre “mattoncini” di forza vitale.
  • Nel secondo, quello della gara sportiva, ne servono almeno trenta e devono durare per tutto il tempo della competizione.
  • Nel terzo, quello della malattia, potrebbero bastare dieci “pacchetti” di forza vitale, ma questi dovranno durare molto più a lungo, giorni o persino mesi (nb. Il numero dei mattoncini è solo un esempio – non prendeteme alla lettera!).

Per ottenere questo risultato, in Ricalibrazione si comincia facendo pulizia: azzerando le informazioni che ostacolano il ripristino delle risorse vitali.

Riprendiamo il caso della paura collegata al dolore alle ginocchia: in questa situazione è inutile riempire le ginocchia di forza vitale, perché la paura nascosta si divorerebbe tutto. Prima bisogna ripulire i canali attraverso cui corpo e coscienza trasmettono l’informazione della paura e del dolore.

Molti temono questo passaggio perché credono significhi negare l’emozione che in quel momento si esprime nel corpo. Avrebbero pienamente ragione, se non ci fossero altri passaggi…

Pulire è come creare un vuoto. E quel vuoto, poi, va riempito: ma con cosa?

È come se, al posto della forza vitale, nelle ginocchia ci fossero venti “mattoncini” di paura. Prima bisogna rimuovere quei mattoncini, deprogrammandone l’informazione; poi, al loro posto, inserire una nuova informazione. Questa è la parte più delicata: che informazione portare?

Nei primi corsi di Ricalibrazione, nel dubbio, si insegna a portare una forza eterica multifunzionale, ricca e capace di sostenere la crescita e l’evoluzione di fronte a un ostacolo: la forza eterica del Sistema Solare.

Ma esiste anche un’altra possibilità: ripristinare e infondere un’informazione direttamente opposta alla paura, come il coraggio, la sicurezza interiore o il riconoscimento del proprio valore.

Praticare in questo modo offre risultati molto più stabili e profondi, a patto di riuscire a fare centro: resettare l’informazione che crea lo squilibrio e infondere quella che genera sollievo e spinge l’essere a crescere.

Solo a questo punto occorre fornire al sistema biologico tutta l’energia necessaria per processare i cambiamenti interiori e fisici richiesti. Questa energia si manifesta in molteplici qualità: dall’ATP cellulare custodita nei mitocondri fino a forme più raffinate come la Bioenergia.

Tutti questi passaggi vanno poi ripetuti più volte, sistema per sistema, e anche all’interno di ciascun sistema, a infiniti livelli di profondità.

Questo approccio favorisce la conoscenza di sé, poiché scavando dentro di sé emergono il vissuto e l’Anima, permettendo sostanziali cambiamenti interiori.

Ecco perché la Ricalibrazione non sostituisce la pratica medica o psichiatrica. È piuttosto un approccio collaborativo, che non pretende di essere esclusivo, ma che mira al benessere e al ripristino delle risorse vitali, non alla cura medica di specifiche patologie.

Qualcuno potrà obiettare che sembri l’opposto. Ma non è così: per ristabilire e potenziare le risorse vitali è necessario, anzi imprescindibile, svolgere quest’opera eterica.

L’esperienza insegna che inviare energia soltanto non basta: l’effetto dura poco e rimane in superficie – è come prendere alte dosi di sostanze per compensare lo squilibrio. Allo stesso modo, lavorare esclusivamente sull’informazione o sui sentimenti collegati a una malattia è troppo riduttivo. Ciascuno di questi approcci è valido, ma preso singolarmente risulta insufficiente. Se invece vengono integrati, formano una solida base di sostegno.

Manlio Di Donato

Visita il negozio online F-Aurea

nel webshop troverai tutti i webinar e non solo

Iscriviti per ricevere le ultime novità

(Non condividiamo i tuoi dati con nessuno, l’indirizzo eMail è necessario per poter spedire le news)