Qualche volta emerge la domanda “Ma ci sono prove che…” riferita ai concetti di Energia Sottile, Forza Eterica, Prana, Qi, ecc., in cui si chiedono prove di efficacia o concretezza. In realtà, esiste una mole enorme di ricerche in merito, ma sono generalmente svalutate. Semplicemente, c’è molta confusione su tali tematiche, a volte alimentata anche da noi stessi, operatori del settore. Facciamo pertanto un po’ di chiarezza, iniziando per gradi, ricordando che ciò che proponiamo con la Ricalibrazione Planetaria, i Campi Informativi ed F-Aurea non si pone come sostituto delle terapie mediche o psichiatriche, ma come pratiche olistiche, filosofiche orientali e di benessere naturale.

Citazione: “Più grande è il dubbio, più grande è il risveglio; più piccolo è il dubbio, più piccolo è il risveglio. Nessun dubbio, nessun risveglio.” Garma C. C. Chang, The Practices of Zen.

Influenza della meditazione sull’ambiente

Anzitutto, va citata una ricerca eseguita con rigore da una professoressa di psicologia presso la Harvard University: Ellen J. Langer. La ricerca, intitolata “C’è qualcosa nell’aria”, si è svolta utilizzando tre stanze differenti, ma arredate in modo identico. Nella prima stanza è stata praticata la mindfulness (una forma di meditazione derivata dal buddismo laicizzato) per 45 minuti. Nella seconda stanza, sempre per 45 minuti, sono stati mostrati ai volontari una serie di video che suscitavano emozioni stressanti. Infine, la terza stanza è stata lasciata vuota. Al termine, 68 volontari, ignari di cosa fosse avvenuto nelle varie stanze, sono stati divisi in gruppi più piccoli e dotati di un tablet con un questionario. Il tablet misurava la velocità di reazione alle domande. I volontari dovevano entrare nelle stanze e rispondere alle domande sul tablet. Il risultato è stato netto: sia la stanza dove si era meditato, sia la stanza dove si erano guardati dei filmati stressanti risultavano nettamente più attraenti rispetto alla stanza vuota. Ma c’è un altro dato importante: il tempo di risposta alle domande del questionario, misurato grazie al tablet, era notevolmente diverso. I volontari indicavano quasi immediatamente la stanza dove si era svolta la meditazione come attraente, mentre la stanza dove erano stati visti i filmati stressanti veniva indicata come attraente con un tempo di risposta nettamente più alto, il che indica che i volontari abbiano passato del tempo a ragionare e scegliere la risposta, mentre nel primo caso non avevano avuto dubbi o esitazioni nell’indicare la stanza della meditazione come attraente.

Tratto da: Ellen J. Langer (2023), Il Corpo Consapevole: come trovare la via alla salute cronica. Ed Corbaccio.

L’esperimento porta la Langer a concludere che scientificamente “c’è qualcosa che rimane nell’aria” quando delle persone restano in un luogo, e ciò che rimane dopo una pratica di meditazione sia in qualche modo diverso dalle altre attività umane, ma che non si sa né cosa sia né come misurarlo. La Langer non si sbilancia, concludendo che “ignorare le esperienze strane solo perché non possiamo spiegarle può portarci a perdere preziose opportunità”. Dopotutto, dichiarare apertamente che forse le fantomatiche energie esistono, e sebbene non possiamo misurarle, possiamo rilevarne gli effetti, rischia di farci screditare come pazzi o ciarlatani.

La Meditazione può Alterare la Biologia?

Ma, le attività di meditazione sono in grado di influenzare la biologia, oltre che lo stato della mente? La domanda può apparire ingenua, ma è perfettamente lecita, in quanto nella società attuale si ritiene che mente e corpo siano due entità distinte e separate, e si tende a trattare l’una e l’altro senza tenere conto dell’interazione fra le stesse. E se invece il confine, la zona del crepuscolo, fra mente e corpo fosse sottile, anzi inesistente?

Una ricerca condotta da un team di psicologi e psichiatri delle università di Stanford e di British Columbia analizza come una profonda pratica di meditazione può alterare e rimodellare il cervello, in particolare la forma della materia grigia (neuroni) e bianca (astrociti). Lo studio utilizza moderne tecniche di neuroimaging, per esaminare i cambiamenti avvenuti in 300 praticanti di meditazione. Il neuroimaging è un insieme di tecniche che consentono di mappare ciò che succede nelle aree del cervello, da più punti di vista: biochimico, elettrico, anatomico, ecc.. La conclusione degli scienziati è che la pratica meditativa analizzata induce significativi cambiamenti fisici nelle aree del cervello associate alla memoria, alla consapevolezza corporea ed emozionale, alla capacità di regolazione delle emozioni e alla comunicazione fra i due emisferi cerebrali destro e sinistro.

Gli autori concludono citando la necessità di ulteriori rigorose ricerche, ma affermano che i cambiamenti osservati non possono essere casuali. C’è da chiedersi a questo punto se è corretto poter parlare anche di effetto inverso, ovvero di perdita di funzioni cerebrali dopo decenni di vita autodistruttiva, passata a coltivare rigidità intellettuale ed emozionale, e quanto una sana pratica meditativa sia in grado di fare la differenza, in questo e altri casi.

Fonte: Fox, Kieran, Nijeboer, Savannah, Dixon, Matthew, Floman, James, Ellamil, Melissa, Rumak, Samuel, Sedlmeier, Peter, & Christoff, Kalina. (2014). Is meditation associated with altered brain structure? A systematic review and meta-analysis of morphometric neuroimaging in meditation practitioners. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 43, 48-73. [10.1016/j.neubiorev.2014.03.016] (https://www.researchgate.net/)

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Qualche volta emerge la domanda “Ma ci sono prove che…” riferita ai concetti di Energia Sottile, Forza Eterica, Prana, Qi, ecc., in cui si chiedono prove di efficacia o concretezza. In realtà, esiste una mole enorme di ricerche in merito, ma sono generalmente svalutate. Semplicemente, c’è molta confusione su tali tematiche, a volte alimentata anche da noi stessi, operatori del settore. Facciamo pertanto un po’ di chiarezza, iniziando per gradi, ricordando che ciò che proponiamo con la Ricalibrazione Planetaria, i Campi Informativi ed F-Aurea non si pone come sostituto delle terapie mediche o psichiatriche, ma come pratiche olistiche, filosofiche orientali e di benessere naturale.

Citazione: “Più grande è il dubbio, più grande è il risveglio; più piccolo è il dubbio, più piccolo è il risveglio. Nessun dubbio, nessun risveglio.” Garma C. C. Chang, The Practices of Zen.

Influenza della meditazione sull’ambiente

Anzitutto, va citata una ricerca eseguita con rigore da una professoressa di psicologia presso la Harvard University: Ellen J. Langer. La ricerca, intitolata “C’è qualcosa nell’aria”, si è svolta utilizzando tre stanze differenti, ma arredate in modo identico. Nella prima stanza è stata praticata la mindfulness (una forma di meditazione derivata dal buddismo laicizzato) per 45 minuti. Nella seconda stanza, sempre per 45 minuti, sono stati mostrati ai volontari una serie di video che suscitavano emozioni stressanti. Infine, la terza stanza è stata lasciata vuota. Al termine, 68 volontari, ignari di cosa fosse avvenuto nelle varie stanze, sono stati divisi in gruppi più piccoli e dotati di un tablet con un questionario. Il tablet misurava la velocità di reazione alle domande. I volontari dovevano entrare nelle stanze e rispondere alle domande sul tablet. Il risultato è stato netto: sia la stanza dove si era meditato, sia la stanza dove si erano guardati dei filmati stressanti risultavano nettamente più attraenti rispetto alla stanza vuota. Ma c’è un altro dato importante: il tempo di risposta alle domande del questionario, misurato grazie al tablet, era notevolmente diverso. I volontari indicavano quasi immediatamente la stanza dove si era svolta la meditazione come attraente, mentre la stanza dove erano stati visti i filmati stressanti veniva indicata come attraente con un tempo di risposta nettamente più alto, il che indica che i volontari abbiano passato del tempo a ragionare e scegliere la risposta, mentre nel primo caso non avevano avuto dubbi o esitazioni nell’indicare la stanza della meditazione come attraente.

Tratto da: Ellen J. Langer (2023), Il Corpo Consapevole: come trovare la via alla salute cronica. Ed Corbaccio.

L’esperimento porta la Langer a concludere che scientificamente “c’è qualcosa che rimane nell’aria” quando delle persone restano in un luogo, e ciò che rimane dopo una pratica di meditazione sia in qualche modo diverso dalle altre attività umane, ma che non si sa né cosa sia né come misurarlo. La Langer non si sbilancia, concludendo che “ignorare le esperienze strane solo perché non possiamo spiegarle può portarci a perdere preziose opportunità”. Dopotutto, dichiarare apertamente che forse le fantomatiche energie esistono, e sebbene non possiamo misurarle, possiamo rilevarne gli effetti, rischia di farci screditare come pazzi o ciarlatani.

La Meditazione può Alterare la Biologia?

Ma, le attività di meditazione sono in grado di influenzare la biologia, oltre che lo stato della mente? La domanda può apparire ingenua, ma è perfettamente lecita, in quanto nella società attuale si ritiene che mente e corpo siano due entità distinte e separate, e si tende a trattare l’una e l’altro senza tenere conto dell’interazione fra le stesse. E se invece il confine, la zona del crepuscolo, fra mente e corpo fosse sottile, anzi inesistente?

Una ricerca condotta da un team di psicologi e psichiatri delle università di Stanford e di British Columbia analizza come una profonda pratica di meditazione può alterare e rimodellare il cervello, in particolare la forma della materia grigia (neuroni) e bianca (astrociti). Lo studio utilizza moderne tecniche di neuroimaging, per esaminare i cambiamenti avvenuti in 300 praticanti di meditazione. Il neuroimaging è un insieme di tecniche che consentono di mappare ciò che succede nelle aree del cervello, da più punti di vista: biochimico, elettrico, anatomico, ecc.. La conclusione degli scienziati è che la pratica meditativa analizzata induce significativi cambiamenti fisici nelle aree del cervello associate alla memoria, alla consapevolezza corporea ed emozionale, alla capacità di regolazione delle emozioni e alla comunicazione fra i due emisferi cerebrali destro e sinistro.

Gli autori concludono citando la necessità di ulteriori rigorose ricerche, ma affermano che i cambiamenti osservati non possono essere casuali. C’è da chiedersi a questo punto se è corretto poter parlare anche di effetto inverso, ovvero di perdita di funzioni cerebrali dopo decenni di vita autodistruttiva, passata a coltivare rigidità intellettuale ed emozionale, e quanto una sana pratica meditativa sia in grado di fare la differenza, in questo e altri casi.

Fonte: Fox, Kieran, Nijeboer, Savannah, Dixon, Matthew, Floman, James, Ellamil, Melissa, Rumak, Samuel, Sedlmeier, Peter, & Christoff, Kalina. (2014). Is meditation associated with altered brain structure? A systematic review and meta-analysis of morphometric neuroimaging in meditation practitioners. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 43, 48-73. [10.1016/j.neubiorev.2014.03.016] (https://www.researchgate.net/)

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